Rovine trasparenti

WP_20150503_19_16_48_ProIn questa foto c’è più di quello che vedete. C’è un supermercato, un supermercatino di provincia. Del resto le dimensioni sono palesi anche in foto. Ma c’è molto altro. C’è la mia infanzia, la mia adolescenza, quindi il mio cuore, i miei sensi, le immagini che ho in testa. Non è soltanto un supermercato chiuso. E’ l’oblio di un pezzo di vita, di cui rimane soltanto una traccia fisica, che non parla più, non contesta, non ricorda. E’ uno dei tanti luoghi, non solo mentali, che hanno cessato di esistere in questi ultimi dieci anni.

A questo punto una persona cerca il nemico di turno e si chiede: è colpa dell’Islam? E’ colpa degli immigrati? E’ degli zingari? O dei cinesi?

La colpa non è dell’Islam. Non è degli immigrati o degli zingari. Non è colpa dei Cinesi se le piccole realtà particolari hanno smesso di vivere, inghiottendo i nostri ricordi associativi, le nostre chiacchierate con la cassiera, i nostri sguardi, la nostra quotidianità. Il motivo è che l’Italia si è prostituita, come tanti altri paesi si è venduta alla globalizzazione. Una globalizzazione che ultimamente si fa anche chiamare “Europa unita”. E’ più bello! Non trovate? Giocano con le parole, con i sentimenti, con le coscienze, con i ricordi, con la realtà. Per il profitto.

Tutto il resto per cui combattiamo ogni giorno: omicidi, femminicidi, clandestinità, immigrazione, sfruttamenti di ogni tipo, licenziamenti, scazzi religiosi, sono una conseguenza. Tutti questi problemi ben noti e sulla bocca di tutti, ogni santo giorno, derivano dal fatto che anche il nostro paese non ha resistito al potere del mercato.

Io amavo passeggiare da bambino lungo le vie del mio paesotto, dove c’erano due piccolissimi negozi di musica, due negozi di giocattoli, di cui solo uno è sopravvissuto (meglio di niente), tanti vecchi bar, negozi di vestiti (non alla moda), quella piccola agraria sotto casa, un minuscolo negozio di coltelli, il negozio di liquori, la sala giochi, i piccoli supermercati come quello della foto, dislocati con una certa logica in ogni borgo. E molto altro ancora.

E c’è comunque da dire che il mio paesino nonostante tutto, cerca di sopravvivere, a volte di ricreare certe antiche situazioni, e questo lo trovo ammirevole, ma la globalizzazione ha cancellato la vera essenza e la personalità dei miei compaesani, i vari modi di essere uomini, che non ci sembrano nemmeno più importanti, perché corriamo in continuazione, rincorrendo una fretta che lentamente ci devasta, verso mete fasulle, ostaggi di oggetti e di etichette. E nonostante tutto, ripeto, almeno per quel che riguarda la mia regione e la mia zona si sta, per ora, ancora bene.

PS – …Ed è colpa della globalizzazione se oggi al supermercato non ho trovato un cd sfuso!! Uno mi serviva… e invece…mi volevano per forza rifilare il pacco da 20……….

Infarto quotidiano

L’eccessiva informazione e la tendenza di chiunque, a criticare la qualunque, sono i nuovi nemici della cultura e della nostra quotidianità (quanto meno della mia quotidianità). L’eccessiva informazione è la vera disinformazione oggi. Non ha più senso quasi nulla, nessuna parola, la quale viene mercificata come qualsiasi altra cosa oggi, del resto. Forse non leggere, e lasciare che sia, forse selezionare le fonti, gli articoli, i post da leggere e da commentare, a costo di diventare pazzi, sarebbero le uniche modalità con cui tenere la mente libera da nefandezze, sgombra di quelle inutili pernacchie che hanno come fine solo la vendita della critica mossa o della notizia.

Dateci un taglio. Come si usa dire davanti all’oste qui in Friuli quando si desidera bere un bicchiere di vino. A proposito di Friuli, impariamo magari dai vecchi friulani, come il Dino Zoff nazionale. Dire poco e bene. Mai a sproposito. Mai eccedere. Non serve. A che serve commentare tutto? Facciamoci una dose zen, tranquillizziamoci. Se abbiamo un sacco di tempo libero da buttare, donatoci senza preavviso dalla crisi, utilizziamolo per cercare una passione, un nuovo modo di vivere. Camminate, pedalate, che ne so…dove cazzo correte? Perché tanto bisogno di dire tutto e sempre, insultare, informare? Chi? A chi volete rendere conto?

Troppe foto…cazzo, selezioniamole! Perché pubblicate tutte le foto che fate? Selezionare è importante in tutto nella vita, dalle parole al cibo. Dalle foto alle condizioni di lavoro. Tutto ha un limite. Non serve a niente manifestare se poi nel nostro piccolo non siamo un esempio prima di tutto per noi stessi. Non serve a niente se non siamo l’espressione vivente della società che vorremmo per noi. Selezionare in base alle nostre sensazioni più alte, quelle che non hanno a che fare con la voglia di apparire a tutti i costi. Selezionare per dare un taglio alla quantità ed elevare la qualità. E’ da qui che si riparte. Dal nostro buonsenso. Qualità, raga. Qualità ci vuole.

Citazioni

“Mai stato in grado di gestire relazioni
forse ho dato sempre troppo accordo alle sensazioni
mai stato in grado di amarti come volevi
l’ho fatto più di quanto credi…
Ho passato giorni in un clima infernale
odiandomi per come non mi so comportare
persone alle quali ho fatto del male
forse è per questo che oggi ho imparato a perdonare
spesso non ho dato quanto ricevuto, ringraziato quanto dovuto
ascoltato quando ho potuto, scusato a causa del mio orgoglio fottuto
a volte mi chiudo, non basta mettere il telefono che squilla in muto
mai realizzato sul lavoro
e non è colpa del sistema se ho bruciato le mie chances come marlboro
non mi sono reso conto d’esser diventato uomo
ma ho sempre pagato i conti della vita al volo!

Mai fatto abbastanza, mostrato costanza
dato il dovuto mai rimasto seduto
ma quando scrivo è una rivoluzione
il mondo smette di girare e percepisco meglio anche ogni odore!…”

By: Nicholas Fantini (aka: E-GREEN)

Haiku

Della vita

come di un haiku

amo quei vuoti ricchi di suggestioni,

quella traccia, quello schizzo lasciati lì

in sospeso,

come in orbita tra spazio e tempo,

che noi dobbiamo completare.

Anticipare

WP_20150305_015(1)Anche se non è ancora primavera, è interessante e stupendo questo periodo dell’anno. Dove il nuovo, si fa spazio tra il vecchio, con delicatezza, senza irruenza, aspettando il suo momento, che verrà, senza dubbio arriverà. Fiori prematuri e un verde impaziente, in questi giorni nel nord est del paese Italia, si stanno organizzando per la grande festa, alla quale tutti, ogni anno, siamo invitati, da sempre, senza distinzione di razza, orientamento politico o sessuale, religioso o casta sociale.

Vi è arrivato l’invito? Viene inviato a tutti, indistintamente, come ho già detto. Pure io l’ho ricevuto. Ma non tutti lo ricevono a quanto pare, purtroppo. E no, non c’entrano le Poste Italiane in questo caso. In realtà, molti lo ricevono ma non lo leggono, lo buttano nella pattumiera.

Si intravedono le primule, alcune margherite, e i prati con un timido cenno dei loro fili d’erba, mi invitano già a danzare o a sonnecchiare sui loro pregiati tappeti, sotto un sole sorridente, come se lui più di tutti sapesse già cosa ci aspetta in questo periodo dell’anno. E lo sa. Più di noi. E lo aspetta sempre come fosse la prima volta.

Noi invece sempre lì, con qualcosa da ridire, o di meglio da fare, perché ci siamo abituati a certi rituali atmosferici e biologici, e come al solito sottovalutiamo o quasi sempre disconosciamo chi ci ha messo al mondo e ci dimentichiamo a chi realmente apparteniamo. Lo rinneghiamo soltanto perché è lì, presente. E se non è lì non scappa, tanto arriva prima o poi, come sempre, è naturale. Lo troviamo scontato. E’ questa l’assurdità.

E se non accadesse più? Sì…ridi, ridi pure, lo sai che accadrà anche quest’anno…come sempre. Tutto rifiorirà, come al solito. “Magia? Quale magia? I fiori…il verde…i profumi…tutto normale…nulla di speciale”, vero?

Contemplare…

Non sappiamo più che cosa sia la contemplazione. Greci e latini ci cagherebbero in faccia.

E’ naturale.

Abbiamo sempre bisogno di una distanza, di una mancanza per provare un vero sentimento di nostalgia. Mai che capissimo un po’ in anticipo le cose. Dobbiamo sempre per forza mettere il naso nella merda per capire che non è cioccolata. Mai che raggiungessimo tutti insieme quella consapevolezza del creato. Mai che ci stupissimo di fronte ad una nuova primavera e ringraziassimo di trovarci lì in quell’istante.

Questo succede quando si ha il dono del libero arbitrio e non lo si sa utilizzare.

La mente ci frega sempre, ci facciamo dominare dagli eventi. Potremmo essere tutt’altro. Potremmo essere semplicemente noi. E invece preferiamo essere qualcos’altro. Qualcosa di “superiore”. Perché è così che ci sentiamo. Superiori a chi?

Pose. Siamo solamente pose.

La vita è magnifica se la si sa capire ed apprezzare nelle sue sfumature, spesso in controtendenza tra di loro ma contemporaneamente in equilibrio.

Beati gli animali, a questo punto, che non possiedono il libero arbitrio, che usano il cuore e l’istinto e si trovano sempre in sintonia con ciò che succede in tempo reale dentro e fuori la loro esistenza. Eh sì, beati loro perché non ha senso possedere un’intelligenza illimitata come noi se poi ne utilizziamo soltanto una piccola parte e restiamo ciechi per sempre davanti all’evidenza, oppure riapriamo gli occhi soltanto davanti ad una disgrazia.

Anticipare.

Joe Hisaishi in concerto in Italia

Cristiano:

Per tutti gli appassionati…e non…EVENTO STRAORDINARIO

Originally posted on Studio Ghibli _ news italia:

Con un aggiornamento del sito del Far East film Festival, che si terrà dal 23 Aprile a 2 Maggio a Udine, viene annunciato ufficialmente che sarà Joe Hisaishi ad aprire il festival con un concerto d’inaugurazione. Per il celebre compositore di colonne sonore di film Ghibli, in particolare di Hayao Miyazaki, sarebbe la prima volta in Italia.

hisaishi concerto

Il concerto si terrà a Udine il 23 Aprile alle ore 20:30 al teatro Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Le prevendite si apriranno il 5 Marzo, e i prezzi variano dai 23 ai 46 euro.

sito ufficiale http://www.fareastfilm.com/joehisaishi/

Toccherà a uno dei giganti musicali del nostro tempo il compito d’inaugurare ufficialmente il Far East Film Festival 17, con uno Special Gala Concert destinato a fare storia: giovedì 23 aprile alle 20.30 i riflettori del Teatro Nuovo “Giovanni da Udine” illumineranno la primissima performance italiana del grande JOE HISAISHI, che riceverà anche il Gelso d’Oro…

View original 76 altre parole

La sera

CatturaNei talkshow, nei tg, la sera, si parla (vagamente) di come vanno le cose, di come le cose dovrebbero andare e di come le cose non andranno mai. Perché il senso di giustizia di chi parla e la rabbia di chi li segue, accumulata dopo una giornata spesa nel nulla di un’occupazione o di una disoccupazione alienanti, si spengono assieme al suono e ai colori della tv, la sera.

Riappropriarci della sera…? O del giorno…? Del tempo?

Oggi

Scrivo forte

come il big wind di questo inverno

che trova la password

del mio mondo da esplorare…

Preso male

Per dare il meglio là fuori

per sentirsi big dentro

per crescere

per non restare indietro

penso

Je suis Charlie?

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Abbiamo visto, ascoltato e abbiamo capito tutti che ciò che è accaduto ieri in Francia è orrore puro.

Un episodio che inaugura male questo 2015.

D’altronde in Europa da qualche anno a questa parte non si respira un’aria poi così sana: la crisi, la politica poco o per niente trasparente che pretende di unire popoli incompatibili da secoli per cause geografiche, storiche e cuturali, che parla di economia come di una scienza difficile e prevarica i diritti umani, dove gli ultimi se la prendono sempre in quel posto. Democrazie che di democratico portano solo il nome, come un bel tappeto persiano che nasconde le immondizie sotto i suoi colori sgargianti e i suoi intrecci artigianali precisi e codificati. Taferugli, opinioni divergenti tra le masse i cui gusti vengono guidati h24 da slogan di multinazionali e di banche i cui interessi coincidono con quelli dei governi dominanti. Insomma, l’Europa non è il paradiso che vuole sembrare, ce ne siamo accorti. La sua unione è solo nella forma, nei comizi, nei confini abbattuti senza tutele, meno negli intenti. E’ un’unione coatta, un affare che funziona solo per Qualcuno. Noi non siamo altro che le pedine sfigate di un master senza scrupoli.

Certo che se invece l’Europa la vogliamo paragonare per esempio a buona parte del Medioriente, a quelle zone dove guerre grandi e piccole (spesso invisibili per i media e quindi per noi) stanno violentando e polverizzando l’identità e il cuore di milioni di civili inermi di fronte al potere, frullati insieme ai compromessi, ai meschini interessi che riempiono da sempre le tasche e le casseforti dei grandi capitalisti e delle grandi economie, beh, allora sì, in Europa “diciamo” che si sta bene. Dipende molto dal numero di diotrie di ognuno di noi infondo. Dipende dal nostro arbitrio. E’ soggettivo. Come ogni scelta di vita, del resto.

Poi c’è il problema immigrazione. Ho il presentimento che la maggior parte di noi europei non abbia la volontà né il piacere di ospitare a casa propria colui che fugge da quelle realtà sopra citate. Persone, popolazioni intere che scappano spaventate, umiliate, da una vita che chiamare vita è un eufemismo, da prigioni vere e proprie, non soltanto mentali, ma fisiche, dove il libero arbitrio è un’opinione che non possono esprimere e che spesso e volentieri li condanna. Nessuno in Europa, (quella stessa Europa che pretende di diventare più “unita” che mai) ha la minima intenzione di prendersi la responsabilità di un problema che esiste e che non può essere ignorato.

Come biasimarci? Noi intendo, noi piccoli individui, pedine insignificanti. Già abbiamo i nostri problemi, noi. Quante volte le sentiamo frasi come questa?

Ci sono questioni serie, che riguardano le persone, problemi che mettono in serio pericolo l’incolumità, la libertà di tutti e non soltanto di chi emigra o di una parte della popolazione. Problemi sociali, economici, politici, ambientali a cui ogni nazione è costretta a fare fronte per conto proprio, a discapito di tutti, perché in quel caso l’Europa “unita” magicamente all’improvviso non esiste più. Nessuno che faccia un passo indietro, che si dimetta, nessuno che abbia il coraggio di ammettere un errore, un solo errore. Nessuno che parli di un’alternativa, di strade secondarie, di speranza.

E noi? Nessuno di noi che capisca una volte per tutte che non dobbiamo più affidarci alle decisioni di uno schieramento politico, di un leader che con le mani tocca tutto, nessuno di noi che abbia il coraggio di spezzare i fili e uscire dal teatro per iniziare a muoversi retto da una propria consapevolezza.

Questo è l’immigrazione, l’integrazione, il mondo presente. I popoli si spostano da sempre per le stesse ragioni: sociali, economiche, politiche e geografiche. Dalla preistoria.

Questo non ci obbliga di certo ad ospitare chiunque varchi i confini, pretendendo solidarietà o inutili buonismi che poi magari nella pratica, nelle sfumature quotidiane come abbiamo visto, traballano e si traducono in incomprensioni, e nel peggiore dei casi, in violenza.

Dove sono le leggi che dovrebbero tutelare noi e colui che emigra?

Ma da chi dovremmo difenderci allora? In che modo? Chi sono i nemici?

– I politici? Incravattati che sotto lo smoking nascondo un passato e un presente compromettenti?

– I disoccupati? Che non sanno di che morte morire e non riescono a fidarsi più di nessuno, finendo poi paradossalmente per votare il solito colletto bianco di turno?

– Le nuove generazioni forse? Che non trovano la forza per contrastare decenni di corruzioni, servilismi e nepotismi vari?

– I capi famiglia? Che non sopportano il cambiamento della donna nel tempo e le bruciano la faccia con l’acido?

– Gli immigrati? Che giustamente pretendono di essere ascoltati e di essere accettati nonostante una parte contribuisca a creare disordini sociali?

– I vignettisti o gli editori? Che davanti ad un kalashnikov metaforico e non, si intestardiscono a disegnare e a pubblicare vignette discutibilmente ironiche, mettendoci la faccia in nome del “potere alla parola”, mettendo in serio pericolo anche la vita, la libertà e la pace di un’intera comunità?

Chi siamo noi? Charlie oppure i terroristi?

Qualcuno fa presto a trarre le conclusioni urlando davanti alla tv o davanti al monitor:

FUORI GLI IMMIGRATI!!!

BASTA CON LA CORRUZIONE!!!

BASTA CON LA VIOLENZA NEGLI STADI!!!

NO ALLA CENSURA!!!

FUORI I VECCHI, DENTRO I GIOVANI!!!!

BIBBIA SI, CORANO NO!!!

BASTA CON LA VIOLENZA SULLE DONNE!!!

Tutti slogan da campagna elettorale.

Poi però, nella propria vita privata come si comporta un urlatore? Dà il buon esempio a chi gli sta accanto? Ha la lucidità mentale per capire e rappresentare il mondo che vorrebbe vedere e che rivendica con quelle frasi che non ammettono deroghe?

Ogni giorno vengono riciclate le stesse frasi di sempre, in salse diverse, a seconda del fattaccio del momento.

Un mare di ideologie del cazzo in cui annegano quotidianamente le persone, per comodità, per ignoranza, anziché elaborare un proprio pensiero autentico. Schiavi senza libertà di giudizio, che si fanno fregare dalla Bibbia, dal Corano, dal guru, dal partito più arrogante, dalle leggi di qualcuno!

Disadattati cronici, ciechi, sordi che non aspirano a nulla, senza amore, senza passioni, senza sogni! Ecco perché ci si rifugia in quelle frasi.

La conseguenza di quelle frasi, il meccanismo nascosto dietro quelle parole, porta al massacro di ieri. Il terrore è l’altra faccia della medaglia.

Il problema è colui che non si ascolta, che non ha mai tentato di inseguire i propri sogni, non ha mai provato magari nemmeno ad immaginarlo. Colui che non da prima di tutto a se stesso il buon esempio.

Tutte bestie con il libero arbitrio, sprecato maledettamente soltanto per il timore di non sentirsi all’altezza delle aspettative, per paura di non essere parte di qualcosa, di un gruppo, che soltanto in gruppo è abbastanza snello per vestire la maglia dei vincitori, incapace di reggersi in piedi con le proprie gambe.

Quanto qualunquismo e pontificazioni ho ascoltato in questi due giorni, dopo la strage di Parigi. Mi hanno preoccupato di più le conseguenze, e le parole intorno al fatto che il fatto stesso. Quanta speculazione mediatica. Quanta immediata violenza verbale in risposta alla violenza fisica.

Quanti errori vogliamo commettere ancora?

Quando saremo disposti ad imparare e a cambiare?

Siamo noi i responsabili.

Siamo Charlie…e siamo anche i terroristi.

Un altro anno insieme

PicsArt_25_12_2014 11_30_47Ebbene sì, cari blogger e non. Un altro anno insieme è passato. Non voglio prendervi troppo tempo perché probabilmente starete preparando il pranzone o vi starete preparando per il pranzone, come il sottoscritto!!

Vi aggiorno sulle ultime!

– Sto continuando a scrivere il mio prossimo libro, anzi i miei prossimi (probabilmente saranno due: un saggio/poema/biografico ed una nuova raccolta di poesie) e sto lavorando per la creazione di un sito mio personale con qualche novità per voi! Ci sarà molto da fare ma con la calma, passo dopo passo, con pazienza, restando sulla giusta strada, arriveremo alla meta! Ma nel frattempo viviamo! Viviamoci questo Natale, l’attesa di questo nuovo anno che sta per arrivare! Vi ricordo che se volete acquistare il mio libro potete leggere tutte le info QUI.

VI AUGURO DI:

– realizzare i vostri sogni – continuare a seguire le vostre passioni per uscire dalla crisi, spesso ricca di speculazioni e false immagini, dalle crisi personali, perché solo voi lo potete fare! Se seguirete le vostre passioni non vi servirà inseguire i sogni perché saranno i sogni a trovarvi!

– di non riporre le vostre aspettative sui politici, su leader o guru, ma di costruirvi una vita vostra, con calma, passo dopo passo, perché si arriva ovunque, se lo volete, se vi saprete accettare e se saprete accettare un cambiamento necessario per migliorarvi e rendervi felici.

– di costruirvi la felicità. Ricordatevi che la felicità è uno stato mentale e dell’anima. La felicità siete voi, se lo volete e se creerete le condizioni per esserlo.

– di credere in voi stessi, se non lo fate voi, non lo farà nessun altro.

– di contare solo sulla vostra opinione e non su quella degli altri.

– di crearvi le condizioni necessarie a voi stessi per agire in tranquillità in modo che nulla e nessuno contamini o influenzi il vostro operato, le vostre idee, i vostri sogni.

BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO, se non ci sentiamo prima ;)

Vi ricordo ancora che a Natale…

1470397_397350567063714_164390358_nCiao gente!!!

Beh…che dire…un altro Natale (e un altro anno) ce lo stiamo levando dalle palle! AHAHAH!!

(Semi-citando il buon vecchio Riccardo Garrone)

Con questa premessa un po’ banale vi avviso che non sono qui per farvi gli auguri…non ancora perché è presto, sicuramente non mancherò di farveli nei prossimi due post che precederanno la fine del 2014!!!

Pazzesco…..veramente vaporizzato quest’anno… O_o

Oggi sono qui per rompervi un attimo l’anima consigliandovi un libro economico da regalare a Natale, ovvero il mio primo libro di poesie “IL VERSO DEL CANE“, il quale credo che potrebbe essere un’idea regalo molto economica e abbastanza originale, se mi permettete, da dedicare a voi stessi o al vostro partner!! Inoltre in questo modo farete un piccolo grande regalo anche a me, permettendomi così di andare avanti con la mia passione in quest’era di squali bionici!!

Non voglio farvi perdere altro tempo, IL VERSO DEL CANE lo potete trovare nel negozio online che preferite, al quale magari siete anche già iscritti, cliccate quindi a vostra preferenza qui su AMAZON,  FELTRINELLI,  IBS,   MONDADORI oppure LIBRERIA UNIVERSITARIA!! Se non siete registrati ad alcun negozio online e non avete voglia di perdere tempo, potete acquistarlo direttamente QUI, dal sito della casa editrice, dove non occorre per forza iscriversi per riceverlo direttamente a casa vostra!

Detto questo, niente auguri come già anticipato, ma vi ringrazio di cuore anticipatamente qualora decideste di comprare il mio libro e ringrazio di cuore chi mi segue su questo blog, nonostante io non riesca ancora ad essere abbastanza costante nella pubblicazione dei miei articoli.

Ah un’ultima cosa!! Ci saranno alcune novità per il 2015 che riguarderanno il mio blog e non solo, anche voi!!

Quindi continuate a seguirmi!!! E per qualsiasi informazione scrivetemi pure a kuri1980@gmail.com

Ciao!!!!!!!!

Scri(Vi)vere

3261 (2)Io scrivo poco, ma quando scrivo sento di esserci sempre stato, di aver sempre fatto parte di quel lembo di parole. Mi capita di scrivere qualche frammento, devo dire la verità. Io in verità riesco a scrivere qualche parola, spesso non più di due battute…si tratta di due secondi o anche meno. A volte, e veramente poche volte, mi capita di scrivere per un’ora e mezza di fila senza tregua. Spesso mentre scrivo ascolto un po’ di musica, ascolto quel genere che non ha un nome, che non so catalogare ma che è connesso direttamente alla mia psiche, ai miei sensi più alti e che mi porta dritto dove voglio arrivare con le parole. Lavorare con la scrittura per me è vivere con la scrittura. E’ vivere. Non intendo “è vivere” per dire che mi piace da matti…infondo infondo non so nemmeno se mi piace così tanto. Una cosa mi è chiara però: che non posso farne a meno. Come non posso fare a meno di vivere, perché respiro, perché penso. E’ più forte di me, non posso fare a meno di descrivere la vita che vivo. Non posso fare a meno di respirare e di pensare. Il mio approccio alla scrittura non ha limiti di tempo o di spazio. Scrivere e vivere occupano la stessa orbita, e nessuno dei due invade il territorio dell’altro perché non esiste una linea di demarcazione tra loro due per me, non c’è confine. Significa che ho un rapporto sempre attivo con la scrittura, anche quando non scrivo, ogni giorno, per tutto il tempo, e ogni pezzo che riempio di parole si comporta diversamente dall’altro. Alcuni pezzi non si rivelano subito e hanno bisogno di tempo per dichiararsi, per confidarsi, per chiarirsi. Altri sono più diretti, decisi, immediati e più veggenti, perché hanno anche la capacità di anticipare tutto ciò che viene dopo.

Ripartire dal basso e dall’individuo – Resurrezione delle piccole realtà (BRICIOLE DALLA BRUTTA COPIA DEL MIO PROSSIMO LIBRO)

…Il sistema in cui viviamo è storto, è una rete infinita di distanze fisiche e mentali. Una massa che condivide una libertà costretta. Stiamo vivendo a metà, la nostra vitra è fatta di carne e dati. E per tutto il resto c’è Mastercard…

…Siamo un arcipelago immenso di infinite piccole isole pronte a raggiungersi a qualsiasi distanza grazie alla tecnologia, in cambio di milioni e milioni di sfumature abbandonate in un dimenticatoio, in una soffitta tra la polvere e le ragnatele come qualcosa di superfluo, che non serve più, passato di moda, come la gentilezza…

…Quando mi capita di comprare qualcosa in uno dei più recenti modelli di supermercato, magari all’interno di un centro commerciale, dove, tralasciando già l’idea dell’introduzione della cassa automatica che mi crea squilibri cerebrali e fisici, noto che mi perdo. Non posso fare a meno di notare una quantità inutile di cibi inscatolati che mi crea angoscia. Per come la vedo io, quella non andrebbe chiamata vasta gamma di prodotti bensì vasta gamma di sprechi.

…Ogni scelta quotidiana individuale va ad incidere su un certo tipo di modello e di sviluppo sociale trasformandosi in grande iniziativa collettiva o in disastro. Basterebbe veramente poco per risolvere un sacco di problemi sociali ed economici. Qui si continua a parlare di quantità. Io voglio che si inizi a parlare di qualità, di personalità, di identità che unite si trasformino in collettività senza leader ma con un’etica superiore alle altre che è quella del buon senso.

…Dovete pensare a che cosa vorreste dare la priorità, se a voi stessi o alla casualità. Dobbiamo pensare in piccolo. Capire chi siamo nella nostra sotanza non significa solo uscire dagli schemi per il gusto di farlo e basta. Significa prendere in mano il telecomando della nostra vita, significa aggiudicarci il tempo necessario per raggiungere una certa consapevolezza di chi siamo, dei fatti quotidiani, di come si muovono le persone e il mondo intero. Significa accorciare le distanze tra noi e chi amiamo. Significa capire noi stesi attraverso anche gli altri, significa ragginugere un livello più umano di comunicazione fatto di tranquillità, senza sentirci in continuazione la pistola della fretta puntata alla nuca pronta a premere il grilletto appena ci fermiamo a respirare. Ecco, riacquistare il comando del respiro non è male come immagine. Lo possiamo fare. Il respiro è la base della vita insieme al cuore.

Dieci anni fa

Ieri alcuni ricordi associativi mi hanno fatto pensare a com’era diversa la mia persona dieci anni fa. Il tempo passa e a volte mi chiedo come possano dieci anni polverizzarsi così in fretta.

Sono anni, certo, ma spesso sembrano attimi. Banale ma vero.

Qual’è la vera misura del tempo?

Fatto sta che ieri mi è tornato in mente proprio l’anno 2004. Esattamente dieci anni fa.

Dieci anni fa iniziai a frequentare l’Università a Venezia. Mi sentivo perso ma allo stesso tempo contento di perdermi…di perdermi a quelle lezioni, in quelle stanze piene e semivuote all’interno di quegli edifici così antichi e gloriosi che trasudano storicità e parlano di epoche lontane. L’atmosfera è importante in tutto ciò che si fa e Venezia con quel sapore un po’ orientale mi ha cullato e abbandonato allo stesso tempo, nel 2004.

Ero un naufrago con pochi soldi in tasca e molte idee contorte in testa. Non so realmente cosa volessi da me in quel periodo della vita. Non so cosa stessi cercando. Cercavo un Oriente lontano da casa senza allontanarmi troppo, forse. Non lo so. Cercavo sicuramente me stesso. Mi cercavo in qualche parola su un quaderno che tenevo nello zaino e dove la sera, in giro per le calli, descrivevo luci e ombre della giornata appena trascorsa, sotto le luci dei lampioni tra accattoni, ladri e artisti di strada, spesso falsi, e una pazienza che respiravo là e che non ero ancora riuscito a trovare dentro di me. Nel 2004.

Forse volevo solo allontanarmi da una routine ma con le chiavi di casa sempre in mano, per essere pronto a tornare appena svaniva l’incantesimo.

Spesso nella vita si fanno cose senza un motivo vero e proprio. Eppure anche quelle scelte ti segnano, ti insegnano, ti lasciano qualcosa che alcuni anni dopo puoi riassaggiare in uno sguardo, in una canzone, in un dipinto, nelle parole di un te stesso un po’ cambiato, tra un bicchiere e l’altro, tra un ricordo e l’altro. Sono momenti importanti. Tutti. Anche quelli meno importanti.

Dieci anni fa, prima di perdermi a Venezia mi innamorai del bacio di una sconosciuta che non dimenticai facilmente e che affogai nella laguna insieme a me.

Dieci anni fa scappavo e sbattevo contro scelte meditate in fretta e senza quella consapevolezza di me stesso, di cui dispongo invece oggi. Dieci anni dopo. 2014.

Dieci anni dopo sono cresciuto, c’è chi dice che sono impazzito. Lo dice chi non ha il coraggio di cambiare, di affrontare l’inconsapevolezza faccia a faccia. Chi resta sempre così com’è e non sa crescere per paura di sbagliare, di sembrare sbagliato, di conoscere il lato oscuro della propria luna.

Dieci anni fa brancolavo nel buio anche di giorno, uscivo da un vicolo cieco per entrare in un altro. Ma è stato bello, bellissimo. L’ho fatto io. L’ho scelto io. Forse non proprio.

Col senno di poi, nulla cambierei perché è anche grazie all’inconsapevolezza se ho raggiunto oggi una sufficiente consapevolezza.

Lo yin e lo yang. Il buio e la luce. Questo siamo. Un vortice di contrasti in continua evoluzione tra violenza e amore, che teme le sfumature di una vita che spesso non vediamo e in cui restiamo intrappolati, qualcuno per sempre. Sarebbe un peccato. Un vero peccato. Bisogna azionare i sensori magici. Iniziare a guardare noi stessi dall’alto, un po’ distanti ma non troppo, quel poco che basta per conoscere e possibilmente anticipare le nostre azioni, capire i movimenti nostri e del mondo intorno a noi, per poter dire dopo dieci anni: meglio oggi.

Conviene

Conviene stare calmi e goderci la vita, gente…
Goderci il respiro, intendo, quello nostro e di chi ci sta baciando…
Goderci la luce del sole e quella che esce dalle finestre delle case la sera…
Goderci l’intimità del buio…Ascoltare e goderci i suoni della vita nascosta che non vediamo ma che esiste…che esiste per chi la sa ascoltare.

E poi arriva quello sul tram, in bus, in treno, a scuola, al lavoro, per strada, in sala d’attesa, in palestra, alla tv, che ci dice che ci vuole fortuna, che tutto va male, che la vita fa schifo, che ha paura. Basta! Cacciate questa gente.

e godetevi sta vita.

E-vita

Se non va come vorresti,

allora lasciaLa che vada.

La conosci…

è la tua vecchia vita cara

che si prende i propri spazi,

inclusi i tuoi

e non sa chiedere permesso.

La libertà,

come vedi,

è un lusso che si paga

o addirittura non esiste,

pensa…

Il caso spesso

ti vuol complice

e in tribunale

a volte è il giudice.

Ti fa un’offerta

che non rifiuti,

senza fartelo sapere.

Marcia fissa

lì al tuo fianco,

ti controlla,

ti pedina

ti bacia in bocca

e ti tradisce.

E’ la più dolce,

la più testarda,

la più gelosa,

la più bastarda

tra le amanti.

Non c’è programma che ti salvi

e se crolli,

rialzati!

Accetta i fallimenti

e non dimenticare

di farti i complimenti.

Volti

Ma è normale affezionarsi a delle facce?

Sì, a delle facce. Non intendo delle persone complete, con il loro carattere, con le loro manie, i loro pregi e difetti. Intendo, a dei semplici volti, ci si può affezionare?

Io mi affeziono alle facce. Chissà poi perché. Per esempio mi è capitato ultimamente cliccando qua e là a tempo perso tra le foto di alcuni personaggi che frequentavano l’università che frequentavo io a Venezia dieci anni fa, ed è un’emozione pazzesca.

Ho frequentato per alcuni mesi la facoltà di lingue e culture dell’Asia Orientale e per quel periodo di tempo ho incontrato ogni giorno le stesse facce che facevano la stessa strada che facevo io, che si preparavano per lo stesso esame che non ho mai dato io, gente che non ho mai conosciuto e con cui praticamente non ho mai parlato. Con qualcuno forse qualche parola, forse un’informazione di sfuggita e basta. Nient’altro. Per anni la mia mente li ha conservati e portati con sé chissà per quale motivo. Forse perché semplicemente appartengono a un percorso che hanno fatto insieme a me in qualche modo. Erano come me, nonostante tutto. Eravamo parte dello stesso arredamento. Ed ora insomma, quando li rivedo nelle foto su Facebook con le stesse espressioni che avevano quando li vedevo dal vivo, sto bene, mi rallegrano come se guardassi una foto di famiglia o di amici.

Mi fa piacere vederli vivere, senza conoscere nulla di loro, semplicemente lì, dove stanno. Mi piace vederli lì.

Ci sono legami che non si possono spiegare. Ci sono connessioni che riguardano sensori che forse consideriamo meno importanti ma che ci regalano qualcosa di positivo, che sia momentaneo o duraturo.

Non conta quindi solo quanto conosci una persona, a volte basta semplicemente vederla viva, parte di una dimensione particolare, e questo vale sia in senso positivo che negativo, in quanto spesso possiamo detestare a pelle una persona, il suo volto, senza conoscerla minimamente, soltanto perché appartiene ad un contesto che in questo caso ci lascia l’amaro in bocca.

(Briciole dalla brutta copia del mio prossimo libro)

A “Ciao! come stai?!”

B “Ciao, Bene grazie! E tu?”

A “Non mi lamento dai…Cosa fai adesso?”

A “Sto andando in cartoleria…”

B “No ma intendevo…nella vita…”

A “Mah…per ora vado in cartoleria e poi vedrò…”

B “…mh…”

A “Non sto facendo niente che ti interessi realmente, va bene?? Ho diversi hobby e passioni di cui potrei parlarti ma che non rientrerebbero in un tipo di conversazione flash come questa!”

Cos’è che nel 2014 spinge ancora le persone a farti quelle domande di merda? La semplice curiosità?

 

 

 

– …Che poi va di moda questa paura di perdere tempo, una patologia ormai diffusissima tra le persone che hanno sempre qualcosa di più importante da fare, con il cellulare che chiama in continuazione, i caffè velocissimi presi al bancone… Che cazzo devi fare di così importante?? Dove stai andando?? Il paragone con il criceto che corre sulla ruota è automatico! Non serve essere dei poeti per trovare una metafora più azzeccata di questa! Basta osservare! Ma chi si ferma più ad osservare oggi? Contemplare è diventato imbarazzante come pisciare nei bagni pubblici.

Articolo fuori programma

Eh sì. Non c’è dubbio. La differenza sta nell’ andare fuori programma.
Ma non tanto per l’ormai banale gusto di dimostrare che si è diversi, che si fa qualcosa di decodificato, fuori dagli schemi. Ma perché il programma, inteso come linea di condotta da seguire, non ha nulla a che fare con la vita. E’ falso.
Il programma è una tabella disegnata dall’uomo per sembrare più concreto allo specchio la mattina, e agli occhi altrui durante il giorno, ma è un’illusione.
Nel programma c’è un equilibrio, ci siamo noi senza i difetti, senza la brutta copia.
E’ uno schema che dà come risultato un ordine specifico alle idee che abbiamo nella testa. Ma non c’entra nulla con l’equilibrio interiore che tutti quanti dovremmo raggiungere per essere più sani e felici. Anche se qualcuno ce lo spaccia per la stessa identica cosa, l’equilibrio ricercato attraverso un programma è tutt’altra cosa.
Certo è vero che un ordine, una pulizia esteriore, può contribuire al raggiungimento di un equilibrio interiore, e viceversa forse, ma è qualcosa di momentaneo, di temporaneo. Quel tipo di soluzione può funzionare nella società, in un gruppo, ovvero all’interno di un insieme di regole etiche inventate da una collettività per difendere la collettività stessa e i suoi interessi. Ma quando si è soli? E’ necessario? Quando siamo noi con il nostro io, con le nostre paure, le nostre impressioni al buio, prima di addormentarci? A che ci serve?  Ad addormentarci meglio? No…direi di no…non ci addormentiamo meglio affatto…e se ci illudiamo di addormentarci meglio poi il giorno seguente ci svegliamo peggio…ormai è un classico. L’avrete capito o no?

Quando siamo da soli non ci serve un programma, anzi lui comprometterebbe tutto perché in quel momento non dobbiamo rendere conto di nulla a nessuno, stiamo benissimo così.

Ed è BELLISSIMO. Non trovate?

Il gioco demenziale sta proprio lì. Il programma serve solo a rendere conto di qualcosa a qualcuno al di fuori di noi.

E poi dai, non serve all’uomo in quanto essere vivente…
L’uomo per apprezzare le cose, deve capitare nelle cose.
Ad esempio mi capita spesso di andare in un posto e fermarmi per caso in un altro durante il viaggio. Quello è il vero senso di quel viaggio, perché non è stato programmato. Il resto lo conoscevo già, perché prevedevo quale fosse la meta già prima di partire. Ma quel luogo e quell’atmosfera che mi hanno catturato “mentre passavo di lì” non li potevo prevedere. O meglio, non potevo prevedere quali sarebbero state le mie emozioni in quel determinato momento del viaggio. Come ha già detto qualcuno: “la vita non è la meta ma tutto ciò che sta nel mezzo”…o qualcosa del genere. Il mio discorso è lo stesso. Nulla di nuovo.
Abituiamoci quindi a perdere tempo, a ritrovare del tempo da perdere. Come da bambini. Curiosi e semplici.
Quante volte andate al mare perché ci volete andare e quante volte invece vi è capitato di fermarvici per puro caso, per un imprevisto o perché “visto che ci siete” fate una sosta?
Sono sicuro che la maggior parte di noi va al mare per andare al mare, va in montagna per andare in montagna, va in quella città per andare in quella città. E poi a casa. Come previsto. Tutto previsto. Perché? Beh, normale. Avete programmato il viaggio perché anche il resto della vita è programmato, in base al lavoro, agli impegni che avete. Tutto plausibile. Follia pura. Poi un giorno si finisce su un lettino dallo psicologo per chiedergli cosa c’è che non va, sperando che sia lui a svelarvelo. Poveri illusi. Anche lo psicologo è programmato! C’è l’appuntamento fisso nel suo studio e vi incontrerete nei giorni che avete concordato per discutere di voi entro un tempo prestabilito, sborsando soldi, tanti soldi. Oppure finite per ritrovarvi in un letto d’ospedale dopo un incidente a causa della fretta, a causa del programma che seguite a menadito, per restare sempre nei tempi, nei parametri standard di quella che presumete sia la vostra vita. Una vita standard. Vi piace? Non venite a parlarmi di famiglia, di rispetto delle regole, di lavoro e soldi perché è un alibi bello e buono, anche se è la verità. La vita è lì che la perdiamo facilmente minuto per minuto alla ricerca continua di una meta e di un traguardo da raggiungere. All’interno di quello schema, tra le tubature e i fili di quel codice inventato dall’uomo.
Lo so, non è un discorso semplice e come ho detto prima, non è nulla di nuovo, ma mi è capitato di farlo. Altrimenti forse avrei scritto qualcos’altro.

Alternativa al suicidio

Prendendo in prestito il titolo di una bella ed interessante canzone del grande Battiato vorrei spendere qualche parola riguardo l’ennesimo caso di suicidio per “debiti a causa della crisi“, avvenuto ieri mattina nella mia zona. In realtà non voglio parlarvi proprio di quella notizia ma più che altro di ciò che sta dietro, di chi sta dietro un atto diventato ultimamente gravemente sempre più popolare.
Alcuni giornalisti, i soliti, pronti con i loro denti aguzzi a succhiare tutto il sangue che possono da ogni tragedia, “tendono” anche questa volta, come l’ultima volta, a strumentalizzare la notizia con i loro articoli romantici, per vendere più copie, mentre il politico di turno, in cerca di una qualche visibilità, commosso dichiara il lutto cittadino.
Molti non se ne rendono conto. Molta gente non si accorge che queste persone che speculano per riempire le proprie tasche, vivono quotidianamente aggrappate ai corpi delle vittime di un paese sempre più alla deriva, che esclude sempre di più le piccole realtà locali come il semplice cittadino, il piccolo commerciante, e le sfumature che rendono migliore questa vita, che altrimenti si trasformerebbe nel regno della banalità assoluta.
Sapete cosa vi dico? Credo che il suicidio sia “sopravvalutato” o comunque mal-valutato.
Non credo che la colpa sia solo del sistema. Il gioco dei potenti sta proprio lì se ci pensate: nel linguaggio comune che viene utilizzato da tutte le parti in causa, nel facile significato comune che viene dato a delle condizioni di vita che riguardano l’uomo comune in un particolare periodo della storia.
Non voglio neanche immaginare cosa possa succedere nella testa di un suicida in quei piccoli istanti di panico totale, prima del “salto“. Mi spiace molto, lo dico con il cuore in mano, e mi spiace per chi resta e per chi si sente improvvisamente tradito.
Probabilmente in quei dannati istanti c’è assenza di pensiero.
Credo anche però che non succeda proprio tutto così all’improvviso, come si vuole far credere e come sostiene l’opinione pubblica (guidata dai media).
Facendo un esempio banale, è un po’ come il vomito in un’indigestione. C’è un percorso pregresso che porta al rigurgito finale e per trovare la causa bisogna risalire alla radice del male.
Il suicidio è l’atto ultimo di una lunga dipendenza e totale da qualcosa o da qualcuno. Il percorso che porta al suicidio di un individuo è una schiavitù mentale che si arresta all’improvviso e dichiara vincitore chi l’ha preso per il culo e gli ha procurato del male per molto tempo, in questo caso il sistema, la società in cui ha vissuto.
Il termine “schiavitù” magari è un termine forte, lo so. Potrà sembrarvi anche che io stia dalla parte di chi ci porta a compiere quel gesto estremo, ma non è così. Cercate di capirmi e di andare oltre. E poi appunto: chi è che ci porta realmente a compiere quel gesto? E come lo vogliamo chiamare un simile atto?
Eroismo no di sicuro…
Mi rivolgo a chi commette quel gesto maledetto e a chi si trova in difficoltà da lungo tempo ormai e fa di tutto per non uscire dalla melma in cui si trova, abbassandosi oggigiorno, ogni giorno a svolgere lavori assurdi in condizioni pietose e pericolose per la propria incolumità, con l’idea fissa in testa di volersi sentire a tutti i costi “occupato”, per creare una famiglia, un domani, una garanzia, per sentirsi vivo, come se la vita fosse finita lì.
Ma scusate, come si può ancora sperare di costruirsi una famiglia quando si resta soli, in una condizione di precariato in un sistema del genere?
Il suicidio è già lì! In quel pensiero assurdo che precede il suicidio vero e proprio! Sta in quella vaga speranza, che secondo me è solo un’illusione che ci riempie di insicurezze, altroché famiglia.
Ognuno è libero di fare le scelte che ritiene più opportune, ma io starei attento, le conseguenze potrebbero essere disastrose. Lavorare tutto il giorno in un ambiente malsano, precario, per 600 euro da spendere in benzina per raggiungere quello stesso posto di lavoro e per mantenere dei vizi (quindi non per sopravvivere), passando il tempo che resta del giorno al centro commerciale, oppure a togliersi piccoli sfizi sentendoci in diritto e in dovere di farlo solo perché ci si è fatti un mazzo tanto per guadagnare quei quattro spicci, è una mentalità da schiavi. Passare giornate intere insieme a persone che non abbiamo scelto noi, trascurando quelle a cui invece vogliamo veramente bene e con cui passiamo sì e no qualche ora a settimana, è da schiavi. Non è emancipazione.
Il sistema è vecchio e fa acqua da tutte le parti.
Sicuramente anche qui ci sono mille sfumature e casi a sé di cui dobbiamo tenere conto prima di trarre le nostre conclusioni. Io sto chiaramente generalizzando e mi scuso in anticipo, però fare parte di questo sistema, stando ai margini in quel modo, senza svegliarsi e alzarsi mai, “regalando” soldi, voti e salute a chi ci vuole in quella determinata condizione di disagio e dipendenza, per tenerci a bada, è “schiavitù”, secondo me.
Credo che esistano delle alternative (vi consiglio di leggere i miei articoli: UN APPROCCIO DIVERSO ALLA CRISI e SCENDI!).
Immagino che raggiungere una certa consapevolezza non sia facile per chi è abituato a vivere in una condizione particolarmente difficile e il mio discorso potrebbe sembrare assurdo. Ma ci sono passato e nulla è facile su questo pianeta. Se poi la vita contribuiamo a complicarcela noi stessi, diventa tutto più difficile. Per esempio, invece di perdere la giornata al centro commerciale, una persona potrebbe passare del tempo con sé stessa, a pensare a una via d’uscita, a ciò che le piacerebbe fare veramente o in compagnia di persone più sane. E invece la maggior parte della gente disintegrata dalla fatica di lavorare, non cerca vie d’uscita, cerca soltanto “distrazioni” da dopo lavoro, per dimenticare quella fatica.
Ecco quindi che l’accumulo di distrazioni e frustrazioni può portare al suicidio e in molti altri casi, come abbiamo visto, all’omicidio.
Quindi di chi è colpa? Forse di tutti e di nessuno, forse però soprattutto dell’individuo che non cerca di cambiare, che non si dà delle chance, che non cerca vie alternative per sopravvivere e per vivere, lontano dalle poche scelte che il sistema ci offre (o meglio, che ci vuole far conoscere), per uscire da tale condizione al più presto, prima di pagare i conti allo specchio, un giorno, anche se ripeto, capisco benissimo che non è facile.
Ma bisogna almeno provare, no? Votiamo ogni giorno, facendo delle scelte interiori che accompagnano poi quelle esteriori.
Spero sinceramente che un gesto estremo, col tempo, non diventi un alibi.

 

Ricordandovi che…

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Il mio libro, IL VERSO DEL CANE, è un libro su tutti i “cani” che siamo noi, nelle nostre relazioni, di coppia, di amicizia, o di semplice conoscenza, sempre noi con i nostri segreti e le nostre urla. In questo libro non ci sono solo io, ci siete anche voi, ci siamo tutti.

 

Lo potete acquistare in diverse librerie online, come LaFeltrinelli, risparmiando un po’ di più! Date un’occhiata anche qui!

Comprandolo, aiutate me economicamente (e non solo), e aiutate la poesia contemporanea ad avere ancora una voce in questo mondo strano e a portata di clic.

La copertina del libro

L’invidia, questo folle sentimento che…

Ritengo che imparare dagli altri sia un’opportunità per migliorare me stesso e crescere. Non mi interessa fare meglio di te. Può darmi soddisfazione per un attimo magari. Può farmi sentire figo agli occhi degli altri per un certo periodo di tempo, ma sinceramente ti dico che non è questo che io cerco, non mi basta. Io voglio solo essere meglio di quello che ero ieri.

Certo, sono umano anch’io e mi è successo di provare invidia nei confronti di qualcuno più capace di me nel fare una determinata cosa.

L’invidia come l’errare, ha sempre avuto un’accezione negativa, perché provoca in noi disagio, insicurezza, ci chiude, ci fa soffrire, ci induce a commettere azioni orribili nei confronti del prossimo ma prima ancora nei confronti di noi stessi.

So che ve lo sto ripetendo troppe volte perché continuo a ribadirlo quasi in ogni post, ma non smetterò mai di ripetervelo, che è una questione mentale.

L’invidia, se concepita come stimolo per fare del bene a me stesso anziché fare del male a te, torna utile, anzi, utilissima. Quanti rapporti andati in frantumi per colpa dell’invidia sul nostro pianeta! O meglio, per colpa nostra. Trovo che l’invidia sia una sensazione umana naturale, dopotutto. Il problema sorge quando la nostra mente la trasforma in tanica di benzina e il nostro corpo in scintilla.

Se nel prossimo riconosciamo delle qualità che noi non possediamo, allora è il momento di prendere in prestito quelle qualità e trasferirle nel nostro database mentale. E’ il caso di imparareanziché ripudiare, è il caso di importare quella determinata capacità e farne tesoro. Dobbiamo trasformare il disagio in un’opportunità per capire quali sono i nostri limiti rispetto a una condizione del nostro essere. Non dobbiamo sentirci inferiori! Anzi, dobbiamo sentirci fortunati di avere capito che c’è ancora molta strada da fare, e che possiamo farla e che dobbiamo metterci subito al lavoro e ringraziare, piuttosto, chi ci mette nella condizione di capire quel nostro limite. Ringraziare anche metaforicamente, intendo.

Nell’antico Giappone, l’avversario veniva rispettato quasi più di un amico, perché permetteva ad un samurai di migliorarsi e di superare i propri limiti fisici e psichici.

Certo, spesso lungo il cammino incontriamo persone che provano piacere nell’ostentare qualcosa che loro possiedono e che noi non abbiamo raggiunto. Quelle persone sono malate, perché non si accontentano di ciò che hanno e sentono il bisogno di sentirsi invidiati per poter restare in piedi nella vita e trascinarsi fino alla morte. Quelle persone vivono male anche se ai nostri occhi non sembra così. In quel caso, quel tipo di persona ci insegna che siamo fortunati ad essere come siamo.

Il punto non è raggiungere il livello della persona che invidiamo, per competere con lei. La competizione, se non rimane un gioco, può diventare una sostanza cerebrale nociva e può condurci per strade impervie e controproducenti. Ci vuole prima di tutto la consapevolezza di capire e valutare la natura dell’invidia che occupa la nostra mente, perché potrebbe trattarsi di un desiderio materiale che non ci porta da nessuna parte, oppure di un modo di fare, di un atteggiamento che riguarda la personalità di quel determinato individuo, apparentemente bella ma che con noi c’entrerebbe poco o niente. Credo sia fondamentale ricercare una propria personalità nella vita. Avvicinarsi a ciò che siamo realmente senza travestimenti. L’obiettivo quindi è capire innanzitutto la qualità, la sostanza di ciò che stiamo invidiando, e riflettere su come potrebbe cambiarci nel bene e nel male a seconda delle nostre qualità e difetti e quindi agire.

Tutti abbiamo qualcosa da imparare dagli altri e non c’entrano età, razza e condizione economica. Tutti indistintamente dobbiamo vivere per imparare dal prossimo e crescere dentro, per essere più sani dentro e fuori, individualmente e tutti insieme, per essere migliori con noi stessi rispetto a ieri e di conseguenza migliori nei confronti del prossimo.

Tutto questo non significa voler essere Padre Pio. Non significa dover essere buoni a tutti i costi. Il buonismo non ha nulla a che fare con questo argomento e con quello che intendo io. L’obiettivo è voler bene a te stesso prima ancora di volerne a me, ma senza egoismo, volerti bene per stare in pace, con te stesso e quindi con me, per vivere una vita paziente senza corse all’oro, o sgambetti inutili tra di noi, per arrivare primi da nessuna parte e per sentirci magari peggio di prima e risultare anche sgradevoli.

L’Italia (e non solo), oggi come oggi, per poter ritrovare una propria identità e una dignità, dovrebbe fare qualche passo indietro e “imitare” piuttosto altre realtà geografiche un po’ meno europee e forse anche meno occidentali, magari meno industrializzate ma più umili e felici, più rispettose nei confronti della vita umana, in modo che i principi trainanti non si traducano in disuguaglianza e in guerra.

Puntualmente in ritardo, eccomi qui! Con un nuovo progetto!

Dopo parecchi giorni d’assenza dal mio blog, ritorno per portarvi qualche news riguardo la mia attività di scrittura. Come quando sono in sella alla mia bici o a piedi o (raramente) in auto, o ancor più spesso, quando cavalco la mia fantasia, amo imboccare nuove strade, provare nuovi percorsi, che spesso si allontanano dai tracciati convenzionali. Mi piace sentire ogni tanto il sapore dell’avventura, o quantomeno della novità… Primo, perché sono curioso e mi piace mettermi alla prova non soltanto con le idee ma anche con i fatti, secondo, non amo fossilizzarmi in un’unica cosa, in un unico stile, rischiando così di perdere l’occasione per conoscere nuovi punti di vista e stili di vita, utili per me stesso, per esplorare nuove dimensioni del mio essere e quindi per migliorarmi.

Ebbene, ho sempre tentato in passato, forse con troppo poca convinzione, di fondare una band, o comunque di provare ad accostare la musica alle parole che scrivo, trasformando i miei pensieri in canzoni. La canzone non è poi così diversa dalla poesia, nel complesso, anzi si può dire che corrano tutte e due sulla stessa carreggiata, verso la stessa destinazione, tutte e due possono disporre dello stesso potere, della stessa energia. Sono composte della stessa sostanza spirituale. Spesso e volentieri le canzoni sono vere e proprie poesie, nelle quali ci si immerge e ci si perde allo stesso modo. La musica che le accompagna le può rendere ancora più potenti e coinvolgere un pubblico più ampio.

Fin qui non credo di avervi detto nulla di nuovo. La novità, come forse avrete intuito, è che sto fondando un gruppo musicale, in cui sarò autore dei testi insieme al mio fido chitarrista e inoltre sarò la voce principale. La musica è parte di me fin dalla nascita. Ho sempre ascoltato di tutto perché i generi musicali sono come il cibo, si può apprezzare una pizza come allo stesso modo il sushi o una wiener schnitzel. Chiaramente come nella cucina, così nella musica, ci sono dei gusti che prediligo rispetto ad altri. Amo molto il rock anni ’60/’70, non escludo il sound ’80 e ’90, mi piacciono da matti le rime, quindi per me il rap ’90 è sempre stato un punto di riferimento nella scrittura; amo la musica black, dal jazz al blues, al soul, al rhythm & blues, al funk, al rap, al reggae… Mi piace molto l’elettronica, apprezzo la house music, ma allo stesso tempo sono in grado di apprezzare la musica classica, così come il cantautorato italiano.

La linea che seguiremo noi e che ci accomuna in questo percorso musicale sarà più o meno quella del rock & roll, puro, un po’ blueseggiante, con l’aggiunta di qualche esperimento strada facendo soprattutto per quanto riguarda gli spettacoli live dove poesia ed immagini potrebbero accompagnarci in diverse forme e stili. Ma non voglio svelare ancora nulla, anche perché è ancora una bozza. Siamo ancora incerti nella scelta del batterista ma da due settimane ci stiamo dando da fare nella nostra sala prove e con la calma e un pezzo alla volta, realizzeremo il progetto curando man mano ogni dettaglio. Sarà l’inizio di un nuovo percorso senza scadenze. Un sogno che vorrei condividere con voi, qui e non solo.

Nel frattempo sto continuando a lavorare sul mio secondo libro, il quale non sarà questa volta una raccolta di poesie bensì un’opera in prosa, un saggio dal sapore poetico, se così posso chiamarlo, ma che sinceramente faccio fatica a definire.

 

Per il resto, senza paura, raccontatemi di voi se ne avete voglia, nei commenti, di cosa ne pensate e se anche voi state seguendo un percorso simile al mio!

Il muratore di coscienza (Dalla brutta copia del mio prossimo libro)

…ti devi costruire una tua coscienza, devi cercare sempre ciò che ti fa stare bene, difendendoti da insidie letali, osservando e cercando a tutti i costi un metodo personale di auto-conservazione. È un viaggio, una ricerca infinita che ti da modo di dare il meglio di te in ogni situazione, da solo e insieme agli altri.

 

…a me fa impazzire (positivamente) che si facciano tanti giri di parole per tanti anni, esperienze spesso anche inutili ma che in qualche modo ti servono, per capire che tu invece sei “quella cosa là”…e ce l’avevo allo specchio, porca puttana! …ma niente, non c’è proprio niente da fare, impari col tempo a capire soprattutto cosa non sei. Con il passare del tempo ogni cosa prende un senso, anche quando non ce l’ha.

La pazienza del caffè

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Il caffè, per me è l’emblema della pazienza mediterranea. Il caffè è gioia. Il caffè mi fa sentire a casa. E’ la linea di demarcazione tra una fine e un nuovo inizio. Il caffè è un concetto che va al di là di quello di bevanda e di colazione. Il caffè non va mai preso di fretta. E’ un insulto. Il caffè inizio ad assaporarlo con la mente mentre attendo che esca nella moca. Quando comincio a percepire il suo inconfondibile aroma, che si espande e si infiltra ovunque e che ti trascina per la gola fino in cucina, ha fatto la prima mossa, è già parte di me, sta corteggiando i miei sensi. La seconda mossa spetta a me, mi avvicino per “baciarlo” e per vivere quella solita breve storia d’amore mai banale. Sembra sempre la prima volta. Il caffè non si rifiuta mai. Il piacere del caffè sta nell’attesa del caffè stesso, quando sai cosa ti aspetta se decidi di seguire la scia della fragranza fino alla fonte. Il caffè è un rito di socialità. Succede spesso, quasi sempre a dire il vero, di prenderlo insieme ad altre persone, come pretesto per scambiare qualche parola, ma per quanto mi riguarda è soprattutto un affare personale, un sapore privato. Le sensazioni sono soggettive ed io mi calo in quella pace, in quel tipo di pazienza che trascende ogni situazione intorno a me. Con o senza zucchero, corretto, con o senza latte, ecc. A ciascuno il suo. E non c’è mai un motivo particolare per dire sì al caffè, e nemmeno per dire no. Non è necessario che sia per forza ora di colazione. Il caffè richiama la tua attenzione ovunque ti trovi, qualunque cosa stai facendo, ti invita, e cedi.

Breve riflessione dopo-festival

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La settimana scorsa mi trovavo a Udine per Far East Film Festival, in qualità di “operatore volontario”. Mi occupavo della parte social-mediatica della manifestazione dedicata al cinema asiatico, definita “la più ricca rassegna di cinema dell’Estremo Oriente in Europa”. In poche parole aggiornavo, dai miei profili social, gli avvenimenti del festival in diretta mediante foto, commenti a caldo, ecc.

Ho avuto modo di guardarmi diverse pellicole, alcune delle quali molto particolari e affascinanti, altre piuttosto pallose ma in qualche modo interessanti. Il vincitore del festival è stato il giapponese “The Eternal Zero“, la storia dei nipoti di un pilota, morto da kamikaze durante la seconda guerra mondiale, che cercano di fare luce sul motivo che spinse il nonno a sacrificare la propria vita in quel modo, alla vigilia della sconfitta giapponese.

Nonostante la rassegna mi sia piaciuta nel complesso per la sua ricchezza di sfumature, ciò che mi è rimasto più impresso non è stato un film in particolare bensì la freschezza, la forza d’animo, l’intenzione di un gruppo di giovanissimi studenti, nonché emergenti registi  hongkonghesi che, sostenuti economicamente da un progetto chiamato “Fresh Wave” (che in Italia ci sogniamo) con la collaborazione di registi del calibro di Johnny To, ha presentato una selezione di cortometraggi molto interessanti, ricchi di personalità e di autenticità. Ho apprezzato tantissimo l’intensità con cui i registi in erba hanno cercato di esprimere i loro punti di vista riguardo i problemi sociali e le conseguenze di questa urbanizzazione che caratterizzano in particolar modo la Cina ma allo stesso modo buona parte del pianeta Terra. Mi ha colpito la forza ma anche quella “presunzione” (che non sono di sicuro una novità) di abbattere alcune solide barriere sociali antidemocratiche che rendono spesso impossibile la convivenza tra classi sociali, autorità ed istituzioni fino alla perdita dell’identità. Mi ha toccato la loro immensa voglia di riempire quel perenne gap  tra “giovani” e “vecchi”, un tema altrettanto vecchio ma pur sempre attuale, il quale, mediante queste testimonianze mi ha spinto a chiedermi il perché di così tante incomprensioni, e soprattutto come mai da una parte (giovani) è quasi sempre esistito un desiderio sfrenato (qualche volta impulsivo ed ingenuo) di cambiare le regole del mondo, di battersi per i propri diritti violati, mentre dall’altra regnano pressapochismo, rassegnazione, pigrizia e frustrazione.

Il caos è il re del mondo…

Perché noi esseri umani, il più delle volte, vogliamo cambiare senza cercare un equilibrio?

Non dovrebbe essere un obiettivo collettivo che nasce spontaneo dal singolo individuo?

Perché continuiamo a sbagliare senza imparare?

Noi

Ciò che resta del rumore

siamo noi,

divisi da un’unione di spaventi

e sprazzi di lucida passione…

La distrazione

che tanto ti mancava

più di quanto

forse

ti mancasse la persona…

Le persone

Stupende contraddizioni

 

E’ pericolosa l’assurda confusione che ti crei in testa leggendo e assimilando le più diverse e contraddittorie idee sulla realtà dell’esistenza che trovi in internet e nei libri. Sterili pensieri che non sono una tua esperienza e quindi inutili. Una sporcizia mentale che ti impedisce di apprezzare il presente e imparare davvero qualcosa. E qui mi contraddico. Grazie dell’attenzione.

 

Per me

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E ad un tratto mi cercai,
condannato all’abiura,
ho subito dritti al cuore
gesti privi di premure…
E oggi ramingo
vago a caccia
della mia vera natura,
di un me essenziale
che ha vestito troppi panni,
trascurato per due anni
o forse più…
L’indispensabile Me Stesso.
Perché per te morivo,
perché è per me che vivo
adesso.

“Conoscendomi, evolvendomi, accontentandomi”. (pezzi dalla brutta copia del mio futuro libro)

L’ignoranza miete vittime. E’ l’ignoranza che ci conduce all’odio. Tutto nasce da un’errata disposizione mentale, da una scarsa volontà di comprendere noi stessi, da una rinuncia di ricerca e di analisi dei nostri processi mentali…

…La ricerca del benessere personale è un nostro diritto ma più un dovere, che porta rispetto prima di tutto a noi stessi e quindi al prossimo. Altrimenti che viviamo a fare, se non per avvicinarci il più possibile alla consapevolezza?

Se non ci si forma, ci si deforma.

 

Bisogna accontentarsi.

Ma questa affermazione può essere giusta da un certo punto di vista, sbagliatissima da un altro. Accontentarsi non equivale a rassegnarsi. Non significa che dobbiamo restare fermi e non evolverci, ma nemmeno che dobbiamo rinunciare ad essere noi stessi. Accontentarsi significa… (continua nel libro)

 

Cosa significa innanzitutto “accontentarsi“, secondo te?

Cosa significa “rimanere te stesso“?

 

 

Partire o restare… (…pezzi, dalla brutta copia del mio prossimo libro)

– “Io…non so mai se partire o restare…odio la mia insicurezza…”

– “Sai…Andarsene, a mio parere, non è sempre sinonimo di intelligenza e di scaltrezza. Chi se ne va, spesso lo fa soltanto perché non sente più legami di sentimento nel presente, nella dimensione in cui vive. Chiaramente per legami intendo qualsiasi natura di legame affettivo…

…Non siamo tutti uguali, questo è indubbio ed è l’unica cosa certa. Alcuni se ne vanno per motivi e bisogni che considerano primari nella propria vita. Altri scappano per cambiare aria, forse solo per un breve periodo di tempo, mentre altri ancora per evitare di pensare, per evitare il suicidio.
Sapete, mi sono accorto che la maggior parte di chi se ne va, è convinta di fare la scelta giusta perché si accontenta della reazione di chi lo vede partire. Una volta che parti ti considerano un mito. E questo ti basta, forse perché in realtà non cerchi la partenza, ma la notorietà, una piccola parte come protagonista, l’attenzione che non hai.”

Questa vecchia novità chiamata “bullismo”.

prevenire-combattere-bullismoOggi si parla del BULLISMO come di “un fenomeno nuovo di massa, un virus pericoloso che si espande a vista d’occhio”.
Cari miei, il bullismo è sempre esistito!
L’unica differenza è che oggi finalmente SE NE PARLA.
Gli anni ’80 e ’90 sono stati anni inquietanti a livello di bullismo.
Chi li ha vissuti come me può confermare quello che sto dicendo. A scuola, per le strade, pestaggi ed episodi di bullismo erano all’ordine del giorno. Addirittura alcuni angoli del mio paese era meglio evitarli…
Anche nei parchi giochi, sulle panchine potevi tranquillamente incontrare gruppi di ragazzi e ragazze pronti ad aggredire, non sempre per scherzo, anche solo verbalmente chiunque passasse davanti. Ricordo molti compagni di scuola quotidianamente nel mirino di qualcuno e le denunce erano veramente poche a differenza di oggi. Non c’erano i cellulari che riprendevano le scene da usare eventualmente come prova di certi abusi.
Insomma era un argomento poco discusso, affrontato con troppa leggerezza. Quindi non è un fenomeno del momento. Oggi è solo più semplice raccogliere le prove e discuterne attraverso i media. Quindi direi: sarebbe ora!

Purtroppo con l’arrivo di internet il bullismo si è trasferito in rete, dove molti limiti si scavalcano con più facilità anche stando comodamente a casa.

Vi ricordo che…

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Vi volevo ricordare che il mio libro IL VERSO DEL CANE lo potete trovare nel negozio online che preferite! Clicca qui per visualizzare l’elenco degli store disponibili!

Quel dialogo siamo noi

Pubblico questo articolo perché trovo che le parole di Simone Perotti descrivano perfettamente le stesse sensazioni che ho io riguardo quella rivoluzione individuale che ognuno di noi dovrebbe attuare oggi in antitesi a quel modo di respirare la politica che teme, nega e disconosce l’esistenza di un individuo capace di decidere con la propria testa, a cui ci hanno abituato. Se vi interessa ho trattato questo argomento qui sul mio blog nei post Un approccio diverso alla crisi e in Scendi!.

L’articolo che segue è stato scritto da Simone Perotti e pubblicato per Il Fatto Quotidiano.

 

 

RENZI – GRILLO: QUEL DIALOGO SIAMO NOI

“Appena finita la diretta streaming delle consultazioni tra Renzi e Grillo. Sensazioni contrastanti. Qualcosa (parecchio!) quella scena diceva… A me.

Da un lato il Premier incaricato a cui sta cercando i ministri De Benedetti. Lo stesso che ha detto a Letta fidati e poi lo ha tolto di mezzo, che aveva detto riforma elettorale ed elezioni e, appena presi due milioni di voti alle primarie, ha detto governo di legislatura e voto al 2018, che aveva detto mai più larghe intese e ora fa il governo col centrodestra… ma che è lì seduto, aperto al dialogo, pronto a confrontarsi democraticamente davanti alle telecamere, paziente.

Dall’altra il comico, quello che dice che non è democratico con tutti allo stesso modo, che non fa parlare il suo interlocutore, che non vuole confrontarsi, che è andato all’incontro ma l’incontro non lo vuole fare, che chiede alla gente cosa deve fare e poi quando gli dicono “vai” fa finta ma in realtà non fa quello che la rete tanto sovrana gli ha chiesto… ma che ha una visione del tutto diversa del Paese, del lavoro, dell’energia, della società.

Uno educato, l’altro con i contenuti. Uno maleducato, l’altro paraculo. 

Ed eccoci qui, Noi, a guardare, incerti su cosa pensare. L’ago pende, è chiaro. Non potrebbe non pendere, dopo che abbiamo saputo da Barca come funziona; dopo che abbiamo visto il ceppo antico della peste democristiana farsi beffe di tutti gli elettori delle primarie. Però di là c’è la “dittatura sobria” (come l’ha autodefinita Grillo in conferenza stampa, seppure autoironicamente), ed è evidente che finirà così, anche se il modello di sviluppo l’ha centrato, è quello, senza alcun dubbio, e godiamo, dobbiamo ammetterlo, quando il dialogo col “falso e cortese” non inizia neppure, perché certi dialoghi non vanno condotti bene, non vanno effettivamente iniziati mai.

Occasione d’oro, tuttavia. Per me, che conto uno, un’opportunità per comprendere la mia politica, quella non delle convinzioni ma delle azioni. Qual è il mio programma, quello che sto facendo oggi se autoproduco, se decido per una mia diversa mobilità, quando faccio le debite fatiche per essere coerente con la mia visione ambientalista del mondo, quando lascio il lavoro, vivo con poco, ristrutturo da solo la mia casa, cambio d’uso agli oggetti per non gettarli via? Ecco a cosa serve guardare quel dialogo così apparentemente inutile, antitetico: serve a noi, per agire.

Libertà non è partecipazione, è azione. Io sono il mondo che deve cambiare. Poi loro, i candidati, la politica… cambieranno, saranno espressione mia, mia conseguenza. Somiglieranno a me, non io a loro. Il dialogo tra Renzi e Grillo è istruttivo perché è un dialogo a cui avrebbe potuto prendere parte a buon titolo, ognuno di noi. E’ inutile che li giudichiamo. Siamo noi il falso e cortese, siamo noi il fascistoide che pensa giusto. Io che non voglio essere paraculo e voltafaccia come Renzi; io che non voglio essere violento come Grillo, ma che da Grillo accolgo la sintonia con la mia passione, con il mio impegno morale; io che non voglio somigliare a Grillo in alcun dialogo, ma che non consentirei mai a De Benedetti o a chi altri di dirigermi, marionetta scambista del potere; io che osservo e penso che è una finta, una liturgia, affidandoci alla quale veniamo meno ogni giorno all’azione, dai rifiuti, i nostri, al riscaldamento della nostra casa, che inquina, alla fuga possibile dal consumismo, il mio, alla mia diversa mobilità, alla necessaria solitudine per rimanere esseri umani.”

S. Perotti

Very poveri Cristi

aussichten

Nelle tasche delle spoglie dei credenti

non ho mai trovato incensi,

solo mani senza pace

sulla faccia degli ignoti,

di bambini,

mendicanti,

di perdenti

che non mendicano croci…

Spesso ho visto mani

calpestarsi come piedi…

Ho visto mani

stringersi tra i banchi della chiesa

di uomini

parcheggiati in doppia fila

per ricevere in omaggio

il corpus domini disteso sulla lingua

mentre ingoiano reati

diluiti in acqua santa

per redimere i peccati…

I veri cristi stanno in strada

traditi dalla sorte…

Perché le porte della Chiesa

fan passare solo Giuda?

Bestemmiate infedeli!

Picchiate sulle porte perbeniste

sbarrate!

Santificate!

Spegnete questo inferno!

Pisciate!

Scrivere (pezzo dalla brutta copia del mio futuro libro, ancora senza titolo…)

“…Fu l’inizio di tutto, avevo trovato la mia cura, inconsapevolmente, sentivo che nella scrittura c’era qualcosa di potente che mi faceva bene. Mi divertiva e rispondeva alle domande che avevo dentro, spesso senza risolvere necessariamente il problema, ma soltanto discuterne sul foglio mi aiutava a capire, che spesso non c’era molto da capire.

Scrivere colpiva ogni mio male alla radice del male, non lo schivava, gli andava dritto addosso e lo affrontava di petto, a penna tratta. Non cercavo altro di più forte. Man mano che scrivevo migliorava la mia percezione della realtà, miglioravo io, migliorava il mio rapporto con me stesso, con chi mi stava intorno e con la scrittura.”

Haiku #5

Corpi selvaggi

Sospiri che urlano

teneri baci

Haiku #4

Gatto e pace

Mi lecco le ferite

Piove l’attesa

Riflessioni “In” e “Out”

192254290-264150a9-474d-4c80-8af1-6db83354f726È il grosso dilemma questo, no?

Sei dentro o sei fuori? Se non scegli, se resti a metà non vali nulla, ti puntano il dito contro perché non riescono a darti un ruolo nella loro squadra…

Ma “loro” chi? Loro loro! Cioè Noi…

Siamo tutti parte della stessa merda, detta così, alla francese…

Spesso siamo noi quelli che critichiamo.

Poi c’è da dire che in questa società non basta avere un ruolo…perché anche il nostro ruolo a seconda dell’età e del periodo storico sociale in cui viviamo, cambia. Alle elementari ci conoscono come un/una tale che dice, fa certe cose…alle medie siamo quelli/e che fanno e dicono altre cose…e via avanti così, fino alla morte.

È incredibile questo alternarsi di ruoli, di personaggi che vestiamo per sembrare, per accontentare, per riuscire a cavare qualche ragno dal buco, da una vita che ci hanno donato in un periodo storico a caso in questa parte di Universo…

È tutto talmente grande e allo stesso tempo talmente piccolo…

Dimensioni parallele che spesso deragliano e si incrociano tra presente, passato e futuro…

Forse “tutto appare” nella nostra mente…e di vero in quel che facciamo, mentre ci arricchiamo o ci impoveriamo, c’è ben poco…

La verità più vera e meno originale è che ci troviamo qui, su questo pianeta a farci l’amore e la guerra sotto le stesse stelle…rifilandoci ruoli inutilmente utili a confrontarci con gli altri, tra successi e delusioni, dati da scelte che facciamo spesso senza pazienza, senza una vera e propria coscienza, reduci dall’ascolto di troppe parole…come queste…o anche peggio…

La verità forse è che non si impara…ma si prende forma.

Vaffanculo a te

Buonanotte a te
che nonostante la tua faccia
riesci ancora a prender sonno

Buonanotte a te
che non riesci a stare solo e in pace
perché poi rischi di pensare

Buonanotte a te che non fai luce
e splendi all’ombra del più forte

Buonanotte a te
che non hai mai rincorso una farfalla
se non per toglierle le ali

Buonanotte a te
che vaghi in cerca di alleati
per non rimetterci la faccia

Buonanotte a te che ti lamenti
di tutto ciò che hai scelto tu

Buonanotte a te
che vivi dentro una statistica
e che ormai non sogni più

Buonanotte a te
che sei sempre così uguale

Buonanotte a te
che sei troppo normale per darti anche del pazzo

Buonanotte a te
che non capisci un cazzo

Reality Shock al bar Lamento

"Maschere" - James Ensor

“Maschere” – James Ensor

Sbuffando dentro un bar

ho constatato che

la gente vuol mostrarmi solo quello che

non è.

Tavoli di vetro

riservati a chiacchiere di vento

frantumate.

Tette rifatte,

menti malate

di anime strafatte

di coca e di cola

talento disattento.

Ma da quando sono nato

il mio monte mi ha accettato

e tra le fronde dei suoi figli

ho sempre un posto riservato.

Tutto il resto sia dannato!

Solo muffe ed artifici,

battute hollywoodiane,

pernacchie

e tattiche infelici.

Assistere all’allenamento di una squadra che non si diverte…

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Mural Of Sports 1937 – 1938

Mi corrode l’anima vedere dei ragazzini che giocano e non si divertono…

Tutti gli allenatori che ho conosciuto non hanno mai preso sul serio questo problema…

Sembravano riposseduti…

Nessuno di loro ha mai ammesso le sue colpe…

Nessuno ha mai chiesto scusa…

Nessuno di loro ha mai fatto un solo passo indietro, consapevole almeno di ciò che ha fatto…di quello che ha lasciato

Nessun allenatore si è mai soffermato a pensare che cosa insegnava…che cosa trasmetteva…

E perché cazzo urlava a fare…quelle frasi senza senso, senza senno…mortificanti…controproducenti…

Nessuno di loro mi ha mai spiegato perché volesse vincere a tutti i costi, senza scrupoli…senza riguardo per nessuno di noi…

Ci hanno fatto odiare quello sport…

L’allenatore di una squadra che non si diverte dovrebbe cambiare mestiere o hobby il più presto possibile, prima di fare danni irreversibili…

Vedere una squadra di ragazzini che si arrabbia come i grandi, che recita parti sovrumane con lo scopo di guadagnarsi un posto d’onore, di inserirsi in quell’assurda dimensione degli adulti sbagliati, di farsi accettare dal “supremo” di turno che tratta i suoi allievi come il capitano tratta i soldati di una guerra insulsa e senza fine, mi fa vomitare…

Vedere allenare in quel modo dei bambini che vogliono soltanto giocare, mi intristisce…

È un fallimento di tutti…con troppi precedenti…e che va al di là di ogni risultato appuntato nella loro classifica mentale del cazzo…

Però…

Un allenatore che capiva la responsabilità di quel ruolo…uno solo…l’ho incontrato…mi è capitato

Sì…è stato bello…

Un onore…

Un sospiro di sollievo…

Ma è durato giusto il tempo di un sospiro…

È stato allontanato, dai dirigenti…perché beveva troppo.

Era un alcolista…sì…

Ma lui ci capiva…

Ma con lui ci divertivamo…

Ma con lui sorridevamo…

Ma con lui giocavamo…

Con lui eravamo dei vincenti contenti, nonostante i risultati…

E di tutti quelli che ho incontrato vi assicuro che era il più sobrio.

Un nuovo libro, un nuovo viaggio: ricominciare

Siamo giunti al termine di questo penultimo mese dell’anno, quasi freddo, che alterna tepori di fine estate a nuove gelate improvvise che preannunciano un clima e un’atmosfera un po’ più coerente con il periodo dell’anno in cui ci troviamo. Siamo in inverno e l’inverno per me rappresenta una fucina dove riscaldo i miei nuovi progetti da lavorare successivamente a mano con pazienzaI miei progetti non sono altro che sogni che ho intenzione di realizzare in tempi quasi mai brevi e definiti. Quest’anno si tratta di un nuovo viaggio e di un nuovo libro da scrivere. Quindi i viaggi saranno due.

La bicicletta in questo 2013 mi ha regalato un’infinità di emozioni e di dimensioni spesso surreali in cui non mi ero mai calato prima. Mi ha fatto sentire padrone del viaggio e del mio tempo, senza filtri, senza fretta, con il suo passo spesso incerto mi ha dato la possibilità di conoscere nuovi lati del mio io, un nuovo tipo di rapporto con me stesso e con le persone che ho incontrato lungo il cammino. La calma della bicicletta mi ha permesso di capire che la natura non ha confini geografici, nemmeno quelli che pensiamo di conoscere, mi ha fatto capire che i limiti risiedono unicamente nella nostra mente e che sono superabili con la buona volontà. A scuola mi hanno sempre criticato sotto questo aspetto: insinuavano che avevo poca volontà e ritenevano che avrei potuto ottenere migliori risultati se mi fossi applicato almeno un pochino. E sapete che vi dico? Che avevano ragione. Credevo che il mio problema dipendesse unicamente dal fatto che gli insegnanti non erano in grado di trasmettermi i giusti stimoli per seguire le loro lezioni poiché me le imponevano e le vivevo come delle costrizioni nonostante gli argomenti in sé, spesso e volentieri molto interessanti. Con il passare degli anni però mi sono reso conto che quel problema che credevo legato solamente all’ambiente scolastico, continuava a seguirmi in ogni mia attività pur trattandosi di scelte che facevo io, senza il condizionamento di nessun altro, comportandomi praticamente nello stesso identico modo, come a scuola, vivendo ogni mia scelta come un peso, una costrizione e non un piacere come in realtà avrebbe dovuto essere. Ero sempre svogliato e poco caparbio. Non mi sono mai applicato abbastanza per far avverare i miei desideri. Mi sono limitato a guardarli da fuori come qualcosa in vetrina che non potevo permettermi di comprare. Ma come dice anche Battiato, “per avere disciplina ci vuole troppa volontà”. Il mio era un atteggiamento sbagliato, se desideravo qualcosa e non aveva alcun senso poi lamentarsi dando la colpa a qualcun altro per i miei insuccessi. Oggi il mio atteggiamento rispetto a ciò che voglio fare è cambiato e sono felice di aver superato questo mio limite. Non mi resta che continuare su questa strada, ora. Ma per giungere a questa conclusione (e a questo nuovo inizio) non è stato facile come scrivere questo post, ho dovuto lavorare molto su di me e calarmi nei profondi meandri di me stesso per capire e trovare la radice dei miei errori. Non è stato per nulla facile ma ne è valsa la pena.

biciclette-a-firenzeLa bici non è altro che un esempio figurato di questo tipo di viaggio dentro noi stessi alla ricerca dell’essenziale. Per andare nella giusta direzione la mente dovrebbe procedere come un ciclista e dissetandosi lungo il viaggio con una “bevanda energetica” contenente questi ingredienti:

Sincerità, amor proprio, pazienza, umiltà, volontà, semplicità, rispetto, osservazione.

Questi termini sono le “sostanze nutritive” che compongono la giusta dimensione in cui viaggiare verso un cambiamento sincero e costruttivo.

Sto valutando diverse destinazioni da raggiungere in bici durante il vicinissimo 2014 ma non c’è ancora nulla di concreto. Mi piacerebbe per esempio visitare qualche regione d’Italia, i boschi e i sentieri stupendi in cui camminava e abitava (soprattutto durante i suoi ultimi anni di vita) uno dei giornalisti e scrittori che ammiro di più al mondo, Tiziano Terzani. Oppure mi piacerebbe molto raggiungere la provincia di Assisi e fare una specie di reportage sul tempio buddista di Ananda, situato sulle colline umbre, dove vengono impartiti insegnamenti basati sui principi dell’antica scienza del Kriya Yoga e della realizzazione del Sé, trasmessi al mondo occidentale da Paramhansa Yogananda, autore dell’interessantissimo libro “Autobiografia di uno yogi, che consiglio di leggere. Il buddismo mi ha sempre interessato, nonostante io sia un anti-religioso, ci sono degli aspetti filosofici che mi hanno sempre affascinato dal di fuori e non mi dispiacerebbe vedere di che cosa si tratta un po’ più da vicino, con i suoi pro e contro. Oltretutto mi affascina molto il fatto che questo centro si trovi in Italia. Oltre confine avrei invece in programma mete molto più distanti come la Danimarca, l’Inghilterra, la Normandia ma restano tutte ancora idee vaghe e astratte per cui non mi sbilancio anche perché dipenderà quasi unicamente dal budget che riuscirò a raccogliere nei prossimi mesi.

Quest’anno è stato un anno di soddisfazioni, ho pubblicato anche il mio primo libro che nel suo piccolo ha avuto un discreto successo in zona. La presentazione a CormònsLibri 2013 è andata molto bene, un’emozione pazzesca parlare al microfono di qualcosa che ho fatto io con le mie mani, con quella buona volontà di cui parlavo prima.

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Ho ricominciato a scrivere. Continuo a nutrirmi di spunti da libri, musica, film e situazioni che studio da tempo per cominciare subito un altro lungo viaggio: il mio secondo libro. Protagonisti e ambientazioni che prenderanno forma col tempo… Sarà una nuova ed entusiasmante avventura… Si prospetta dunque un inverno ricco di appunti, di pensieri e di suggestioni da trascrivere al tepore naturale delle legna che arde e scoppietta nella stufa. Detto questo, vi auguro un dicembre autentico, ricco di progetti, di idee originali, di avventure, di rapporti sinceri e di torte e biscotti fatti in casa.

Buon viaggio a tutti.

La magia delle fiabe

Ieri mi è capitata sotto il naso una vecchia e abbastanza famosa musicassetta che mia madre mi regalò per Natale quando avevo solo 8 anni, intitolata “C’era una volta” contenente una decina di fiabe tra le più note in circolazione, come “Il gatto con gli stivali”, “L’oca dalle uova d’oro” o “Clara e lo schiaccianoci” con l’indimenticabile sottofondo suggestivo e indescrivibile di Tchaikovsky (compositore che consiglio a tutti di ascoltare).

MarzapaneLe fiabe sono dolci farciti di tepore, di affetto, di caminetti accesi mentre fuori nevica, un rifugio per l’inverno. Sono magiche. E lo saranno in eterno secondo me. Sono medicine per l’anima, sono delle camomille musicali, per nulla buoniste o false bensì autentiche opere d’arte da appendere sulle pareti dell’anima della propria camera da letto.

Da bambino, che te le racconti qualcuno oppure il mangianastri o il giradischi, poco importa, il risultato non cambia, è sempre positivo e mette le basi del gioco, del tuo benessere prematuro, della pazienza, della fantasia e della creatività.

Da adulto invece le “fiabe” te le racconta lo Stato, con la sua politica sempre più affamata di anime e di lavoratori onesti. Ma questa è un’altra storia…

Credo che non bisognerebbe mai smettere di ascoltare le fiabe per rendersi conto della magia e dell’energia che trasmettono ed è stupendo sentirle con orecchie diverse man mano che si cresce e che si invecchia per aggiornare il nostro punto di vista.

Mi sono reso conto che ancora oggi le ascolto con i sensori di un bambino e questo mi emoziona da matti, ma soprattutto ho capito che per avere un domani è importantissimo addormentarsi con dei bei pensieri in testa farciti di fantasia e di creatività.

Beh sì, crescendo poi si affrontano un sacco di nuove ed inimmaginabili sfide, è vero. Si perde una miriade di volte, si perdono la pazienza, il coraggio di vivere, si soffre e si piange con occhi diversi rispetto a quelli di un bambino ma credo che le fiabe, al di là che continuiamo ad ascoltarle o meno, siano un chiaro esempio di quanto importante sia l’equilibrio nella vita, la pace mentale, per rinnovarsi ogni giorno.

Le fiabe mi hanno detto che è importante ricordarsi di sognare per far avverare i propri sogni o per mettersi in cammino alla ricerca del proprio sogno nella vita.

Sognare non significa fantasticare senza senso, persi nell’illusione come se avessimo assunto LSD. Sognare significa camminare con i piedi per terra ma con una mente in grado di viaggiare oltre quella coltre di apparenza, di negatività e d’ipocrisia che la realtà ci propone e che ogni giorno ci accieca e ci rende sempre meno intuitivi, utili, saggi e liberi. Al contrario ci rende sempre più violenti e insensibili.

Le fiabe sono la prova che addormentarsi per riposare e sognare è importantissimo. Molti di noi anche se chiudono gli occhi la notte, non è detto che dormano, anzi, la stragrande maggioranza passa notti intere a riflettere su come affrontare gli imprevisti e i soliti problemi del giorno seguente che è sempre uguale a tutti gli altri e tremendamente invivibile spesso e volentieri.

Poi mettiamo anche in conto tutte le frasi inutili e qualunquiste che sentiamo che non fanno altro che peggiorare il nostro intuito ed istinto naturale e la situazione precipita e noi precipitiamo nell’abisso dei problemi, in vuoti incolmabili, senza speranza, senza più il tempo di capire chi siamo, senza più un attimo per ricaricarci e non sappiamo più né dove né come cominciare.

fiabe4Io non sto dicendo che le fiabe siano il segreto della vita, ma credo facciano parte di una di quelle dimensioni ottimali dell’Essere in cui perderci per ritrovare le basi per migliorarci e su cui costruire qualcosa di sincero, positivo e più utile per noi. Sono l’atmosfera giusta in cui addormentarsi per svegliarsi con buoni propositi personali e idee sane da realizzare.

Non avete più scuse signore e signori…Stanotte, prima di addormentarvi, scaldatevi con una fiaba, non limitatevi ad ascoltarla ma cercate di sentirla, riflettete e viaggiate verso un domani più autentico da vivere oggi.

I cavi tra di noi

Sono cavi quelli tra di noi? O siamo collegati tramite il wi-fi?

Poco importa!! ;)

Ieri parlavo con un’amica dell’attrazione tra le persone. Più che altro del lato negativo dell’attrazione, di quella calamita che ci avvicina le persone sbagliate.Il discorso era partito in maniera ironica, ridendo di certi fatti che sono accaduti sia a lei che a me, ma poi siamo giunti a conclusioni piuttosto serie e autocritiche. Penso che ognuno di noi possegga un’antenna che riceve e trasmette dati, impulsi e di conseguenza o per una serie di combinazioni, attira verso sé il risultato di quello scambio di dati.

Non saprei dire di chi è colpa, io credo che siamo tutti coinvolti e colpevoli in un modo o nell’altro e che durante questo scambio di “informazioni” dovremmo sentirci i diretti responsabili di ogni conseguenza. È troppo facile dare la colpa agli altri, come dico sempre. Non che sia sempre colpa nostra! Intendo dire che non possiamo e non dobbiamo cambiare le persone che ci circondano e che sarebbe già un ottimo inizio se decidessimo di iniziare a migliorare noi stessi, anche perché nessun altro può farlo al posto nostro.

In primis credo che il nostro “ego” sia il principale indiziato di una serie di “delitti sociali” che ci riguardano. L’ego commette disastri e ci procura un sacco di guai con chiunque e in qualunque situazione se non lo dominiamo. Spesso perdiamo tempo a credere di essere meglio di ciò che in realtà siamo, anziché usare quel tempo per migliorarci e migliorare la qualità dei dati che trasmettiamo.

Iniziare ad essere più umili sarebbe fantastico. Essere umili non significa essere servili o essere necessariamente buoni a tutti i costi, ma essere semplicemente quello che si è senza barriere, pose, posizioni. Essere noi stessi anche se può sembrare qualunquista come frase, è l’essenza della vita, per vivere una vita vera, fatta di rapporti sinceri.

 

foto-strane-natura-13La base di tutto è la nostra coscienza. È lei che modifica il percorso della vita. Ognuno è responsabile della qualità e della salute dei propri cavi. Se quelli funzionano correttamente, il collegamento non può che essere “quasi perfetto”.

Detto questo, credo che sia facilmente bombardabile il concetto di gruppo e di cooperazione se il corretto funzionamento dei propri cavi viene meno.

La salute del mondo intero viene meno se ognuno di noi trascura il corretto funzionamento della propria coscienza. Se il mondo va nella direzione sbagliata è soprattutto colpa nostra, di ognuno intendo, ognuno nel suo piccolo (o nel suo grande) contribuisce alla qualità del funzionamento dell’intero pianeta, che dipende dalla qualità del funzionamento della propria coscienza, dei dati che trasmettiamo e che permettiamo di ricevere.

Il Verso del Cane (alcune informazioni forse poco interessanti ma che vi do)

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Ciao a tutti! A quasi un mese dall’uscita della mia raccolta di poesie Il Verso del Cane, sono contento di vedere che il libro sia presente nei canali principali di vendita online, ora manca solo il vostro contributo! ;)

Il libro costa 8,00 EURO!

Vi elenco alcuni dei canali di vendita dove potrete acquistarlo:

– Su LaFeltrinelli

– Su Libreria Universitaria, dove spesso trovate sconti sulle spese di spedizione

– Su Amazon, se siete già clienti affezionati non ci vorrà nulla per ordinarlo, tre click ed è fatta!

– Su Unilibro

– Su Deastore

– Su InMondadori

– Se non volete perdere tempo con alcuni siti dove per un acquisto vi chiedono la registrazione, vi informo che potete sempre ordinare Il Verso del Cane direttamente dal sito della casa editrice Youcanprint.

Vendere non è il mio forte ma mi piacerebbe che ognuno di voi ospitasse nella propria libreria questa mia raccolta, che ho scritto per me chiaramente, ma che infondo infondo riguarda un po’ anche voi.

Vi ringrazio in anticipo, ringrazio chi l’ha già comprato e ad ogni modo vi ringrazio per la vostra attenzione.

Ciao! E sosteniamo la poesia!

Nel frattempo oggi mattina sul quotidiano Il Piccolo…

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Sul Messaggero Veneto di ieri

messaggero

“Il Verso del Cane” – Vi presento il mio libro (già disponibile!)

“Il Verso del Cane” – Vi presento il mio libro (già disponibile!).

Grigiorosso

Autunno squarcia questo cielo
nel suo placido distacco
Sincero
Di chi si aggrega
Senza troppe previsioni
foglie a terra
gocce e nebbia
e lei che bacia la mia telaquarin_n


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Amo la poesia in ogni sua rappresentazione. Amo il viaggio, ogni tipo di viaggio, quello dentro me stesso e quello fuori...Le forze che ci spingono a viaggiare, ovunque noi siamo diretti, sono sempre le stesse: la curiosità, la creatività, la voglia di capire cosa c'è oltre ciò che l'occhio umano "vuol" vedere e la capacità di sognare e di attraversare senza mai arrivare.

Il mio libro

Clicca sulla copertina!

Il Verso del Cane è anche la voce interiore dei "cani" che siamo noi, nei rapporti interpersonali, nei faccia a faccia con le fatiche quotidiane. Una raccolta di trasformazioni, di riflessioni personali su quelle piccole distanze fisiche e cerebrali tra noi, sotto forma di poesie.

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#kurushi #retrogaming Be(lg)at(t)o tra le donne #arte Il mio #amore nei confronti della #scuola era palese alle medie! Eh sì...avevo 19 anni ed ero preoccupato per la patente, conseguita subito dopo! - ...Son sicuro che non ne dimostravo nemmeno 16 di anni... Comunque sia raga, 16 anni fa! Unblievable! #citazioni #citazioni True gamer - Where all started (1985)
#videogames #videogiochi 🎮 Qui potete trovare il famoso e genuino "amaro di Udine"- #Udine

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