Incoscienti eredità

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Seguendo costantemente
per generazioni
uno schema prestabilito, un ideale, un automatismo,
senza mai metterlo in discussione,
senza mai uscire dai binari della prassi per evitare il rischio
di commettere un errore ed essere emarginati,
si finisce per tollerare qualsiasi orma di schiavitù,
anche la più perfida e palese,
trovandole addirittura un significato etico,
convincendosi che nonostante tutto
sia cosa buona e giusta.

Teenhaters

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L’adolescenza è strana.

Una spada a doppia lama,

è lo sfogo dei complessi,

trascurati in una posa

ad ogni costo.

Quando vi vedo

forti e persi

nel respiro di una cicca

nel messaggio di un’amica,

soffro.

Ci son passato anch’io.

Vorrei aiutarvi

Liberarvi

ma non posso.

La natura fa il suo corso.

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Anche il sieropositivo che infetta a random per vendetta.

Che notizie, ragazzi. Sì vabbè, ormai siamo vaccinati, non ci dovrebbe sorprendere più niente. Ma questo non significa che la nostra mente si stia evolvendo e si sia creata un nuovo tipo di anticorpi. Tutt’altro mi sa. È un po’ come quando il fegato si abitua agli effetti devastanti dell’alcol: apparentemente è più comodo, se sbronzarti è diventata un’abitudine ed il fegato ha raggiunto un livello tale di tolleranza che quando ne bevi a secchiate non passi più l’intera nottata come prima a sboccare l’anima, ti senti forte e invulnerabile “finalmente” ma la verità è che il fegato sta andando a farsi fottere lentamente, si sta intossicando e intossicando le cellule.

Io credo che tutte queste brutte notizie che sentiamo quotidianamente, pian piano ci stiano raffreddando a livello sensoriale, emozionale, e stiamo diventando sempre più razionali, calcolatori, ci stiano lentamente trasformando in cyborg pronti a tutto, incapaci di reagire emotivamente di fronte a scene agghiaccianti come quelle di corpi senza vita stesi a terra, che in teoria dovrebbero farci rabbrividire. Ma è la loro cadenza giornaliera a fare in modo che ci abituiamo senza quasi reagire, per chissà quali strani meccanismi mentali. Forse è per questo che sono sempre più in aumento tra noi, coloro che non si fanno molti scrupoli con un coltello in mano davanti alla propria fidanzata o ad un poveraccio per la strada, il cui errore mortale magari è stato quello di non dare la precedenza.

Come si può uscire da questo vortice di negatività?

Dobbiamo restare calmi, cercare a tutti i costi la pazienza, al di là della materia, del denaro, se desideriamo vivere e continuare a farlo per il resto dei nostri giorni, sensatamente e in maniera sana.

Abbiamo smesso di cercare le risposte dentro di noi. I miei nonni a modo loro lo facevano ancora, nonostante tutto. Nonostante la guerra, la miseria.
Questo ci manca. La capacità di cercare le risposte dentro di noi e non attorno a noi, perché appena cerchiamo una risposta veloce all’esterno troviamo la fretta e sua figlia, la violenza. Nient’altro.
Ritrovare la forza per andare avanti nel rapporto tra noi e il nostro spirito, per superare le difficoltà e contagiare di positività e saggezza il prossimo e tutto ciò che ci circonda.
Chi lo deve fare se non noi?
Devi rappresentare il mondo che cerchi, e non fare schifo a tua volta.

Ma come può una persona infetta (contagiata lei stessa precedentemente da un rapporto occasionale), decidere di vendicarsi del danno subìto, infettando decine di ragazzi tra i 15 e i 24 anni per autoassolversi???
Ma stiamo scherzando? Davvero non vi fa nessun effetto una notizia del genere? Negli anni ’80 e ’90 ci saremmo quanto meno scioccati e lo shock sarebbe durato per settimane.
Oggi è tutto così normale.

Siamo ormai talmente soli ed esuli individualmente, per forza di molte cose, che quando ce la prendiamo non cerchiamo un unico responsabile (anche perché il più delle volte non si dichiara) e finiamo per prendercela con l’esistenza intera, che nella nostra mente si presenta come una massa inquantificabile di persone che complottano contro di noi.
Sono brutte malattie. E non parlo dell’aids.

questa è la terza guerra mondiale.se non la vedi è perché si sta combattendo dentro di te,dentro ognuno di noi. (1)

 

Quel piercing triste da paura

Woman_with_hazel_eyes_and_labret_piercing_gazes_at_the_cameraOggigiorno capita, non sempre, ma spesso, che un piercing, il più delle volte facciale, diventi l’unica libertà che una donna sposata o comunque seriamente impegnata possa permettersi. Un palliativo. Quel piercing nella sua mente diventa simbolicamente la sua arma di difesa contro tutto ciò che insieme al partner ha creato e che ogni tanto a fatica riesce a reggere o a riconoscere. E’ un simbolo di “ribellione” un po’ nascosta, intima, personale, e ahimè, probabilmente l’unica ribellione che ha il coraggio di sostenere.

E un altro Natale (…se lo semo lev..)

RSCN3066 (2)Ebbene sì, cari blogger e non. Un altro anno insieme è passato. Non voglio prendervi troppo tempo perché probabilmente vi starete concentrando sul fatidico pranzone!

Vi aggiorno sulle ultime!

– Sto continuando a scrivere il mio prossimo libro, che non vede ancora una fine concreta perché sono talmente tanti gli elementi che voglio inserire che non posso anticipare nulla, sicuramente entro il termine del 2016 sarà pronto. In realtà i libri saranno due: un saggio un po’ particolare ed una nuova raccolta di poesie.

Sto lavorando inoltre per la creazione di un sito personale con qualche novità in più per voi! Ci sarà molto da fare ma con la calma, passo dopo passo, con pazienza, restando sulla giusta strada, arriveremo alla meta!

Ma nel frattempo VIVIAMO!

Ma non perché è Natale ma perché la vita è un’esperienza entusiasmante, basta solo cercare un approccio sincero, imparare dagli errori seriamente, ma mantenendo sempre una certa distanza di sicurezza dal nostro io e da tutto il resto, in modo da prendere le giuste decisioni, per noi stessi prima di tutto, e di conseguenza con gli altri. Perché ricordatevi che se non si è in pace con sé stessi è INUTILE fare i generosi, gli altruisti, NON SIETE CREDIBILI! E non eviterete i vostri conflitti interiori.

Essere sinceri con noi stessi a Natale e tutto l’anno, magari cominciate con il 2016, se finora avete esitato, è la più grande forma di altruismo e il più grande regalo che potrete fare agli altri.

Viviamoci questo Natale e l’attesa di questo nuovo anno che sta per arrivare!

VI AUGURO:

– di realizzare i vostri sogni

– di continuare a seguire le vostre passioni per uscire dalla crisi economica, spesso ricca di speculazioni e false immagini; dalle crisi personali, poiché solo voi lo potete fare! Se seguirete le vostre passioni non vi servirà inseguire i sogni perché saranno i sogni a trovarvi!

– di non riporre le vostre aspettative sui politici, su leader o guru, ma di costruirvi una vita vostra, con calma, passo dopo passo, un percorso magari lento ma personale perché si arriva ovunque, se lo volete, se vi saprete accettare e se saprete accettare un cambiamento netto sempre più necessario per migliorarvi ed essere felici.

– di costruirvi questa felicità: ricordatevi che la felicità è uno stato mentale, una dimensione. La felicità siete voi, se lo volete e se creerete le condizioni per esserlo.

– di credere in voi stessi, se non lo fate voi, non lo farà nessun altro.

– di contare solo sulla vostra opinione e non su quella degli altri. Ma senza dimenticarvi di ascoltare. Saper ascoltare è importante, oltre che intelligente.

– di crearvi le condizioni necessarie per agire in totale tranquillità in modo che nulla e nessuno contamini o influenzi il vostro operato, le vostre idee, i vostri sogni.

BUON NATALE! E SE NON CI LEGGIAMO, BUON 2016!

Tazza di Te

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Mi inebrio dei momenti


in presenza di te


in cui vibrano i silenzi


di bollenti sapori


tra le essenze di una tazza di parole


cariche di incensi,


assaporo tè.

 

[Dal mio libro “Il Verso Del Cane” (new edition)]

[Dalla brutta copia del mio prossimo libro]

. . .Il sistema in cui viviamo è storto, è una rete infinita di distanze fisiche e mentali. Una massa che condivide una libertà costretta. Stiamo vivendo a metà, la nostra vita è fatta di carne e dati. E per tutto il resto c’è Mastercard.

…Siamo un arcipelago immenso di infinite piccole isole pronte a raggiungersi a qualsiasi distanza grazie alla tecnologia, in cambio di milioni e milioni di sfumature abbandonate in un dimenticatoio, in una soffitta tra la polvere e le ragnatele come qualcosa di superfluo, che non serve più, passato di moda, come la gentilezza.

…Quando mi capita di acquistare qualcosa in uno dei più recenti modelli di supermercato, magari all’interno di un centro commerciale, tralasciando già l’idea dell’introduzione della cassa automatica che mi crea squilibri cerebrali e fisici, noto che mi perdo. Mi perdo sul serio! Nella quantità inutile di cibi inscatolati mi perdo, che non trovo per nulla comoda e che l’unico consiglio che mi arriva è quello di uscire. Per come la vedo io, quella non andrebbe chiamata vasta gamma di prodotti bensì vasta gamma di spreco.

…Ogni scelta quotidiana individuale va ad incidere su un certo tipo di modello e di sviluppo sociale trasformandosi in grande iniziativa collettiva o in disastro. Basterebbe veramente poco per risolvere un sacco di problemi sociali ed economici. Qui si continua a parlare di quantità. Io voglio che si inizi a parlare di qualità, di personalità, di identità che unite si trasformino in collettività senza leader ma con un’etica superiore alle altre che è quella del buon senso.

…Dovete pensare a che cosa vorreste dare la priorità, se a voi stessi o alla casualità. Dobbiamo pensare in piccolo. Capire chi siamo nella nostra sotanza non significa solo uscire dagli schemi per il gusto di farlo e basta. Significa prendere in mano il telecomando della nostra vita, significa aggiudicarci il tempo necessario per raggiungere una certa consapevolezza di chi siamo, dei fatti quotidiani, di come si muovono le persone e il mondo intero. Significa accorciare le distanze tra noi e chi amiamo. Significa capire noi stesi attraverso anche gli altri, significa raggiungere un livello più umano di comunicazione fatto di tranquillità, senza sentirci in continuazione la pistola della fretta puntata alla nuca pronta a premere il grilletto ad ogni nostra minima sosta. Ecco, riacquistare il comando del respiro non è male come immagine. Lo possiamo fare. Il respiro è la base della vita.


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“Il verso del cane” è la nostra voce interiore. Siamo noi, che nel frastuono delle opinioni altrui, nei faccia a faccia con le nostre scelte interiori quotidiane permettiamo che la voce del cuore venga soffocata dalla paura, mentre cerca invano di esprimere la semplice verità. Nessun altro meglio del cane esprime e rappresenta la solitudine dell’individuo, complice e ostaggio dei suoi (apparentemente) simili. Dedicato al mio primo cane, grande poeta e grande amico, Bubu.

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